Dal sito del settimanale diocesano “Il Portico”, 17 Aprile 2016 (link alla pagina originale)

In questa domenica la Chiesa prega per le vocazioni sacerdotali e religiose. «Chiesa e vocazione – dice don Marco Puddu vice-rettore del Seminario diocesano – sono i due binari, su cui il Papa si muove, nella sua lettera in occasione della 53a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. La Chiesa “non è solo il luogo dove si crede ma anche oggetto della nostra fede”, afferma il Papa, è lo spazio entro il quale ogni vocazione nasce, cresce e viene sostenuta. La vocazione viene “scoperta” all’interno della comunità, attraverso la comunità maturiamo la comprensione della vocazione specifica che il Signore dona a ciascuno e “il cammino vocazionale si fa insieme ai fratelli e alle sorelle che il Signore ci dona: è una con-vocazione». In questi ultimi anni, nonostante il calo generalizzato di vocazioni, si è assistito a un incremento fra coloro che hanno deciso di mettersi in cammino all’interno del Seminario diocesano. Sono infatti una decina i ragazzi, provenienti da altrettante comunità parrocchiali, studenti delle scuole superiori.  «La vocazione è un quaderno che Dio dà per scrivere la nostra storia d’amore con Lui – affermano Tommaso Congiu e Lorenzo Vacca – ed è un quaderno prezioso, talmente prezioso, che vi è un lucchetto per tenerlo chiuso e la chiave per aprirlo è quell’indirizzo proprio della vocazione di ciascuno. Una di queste chiavi può essere il sacerdozio e il seminario è il metal detector che aiuta a capire se la chiave per aprire questo quaderno sia il presbiterato. Noi crediamo di aver trovato la chiave per aprire questo libro della vita e siamo entrati in seminario per capire se la serratura e la chiave corrispondano». Un cammino che non si fa in perfetta solitudine, ma in mezzo agli altri, in modo particolare tra i giovani delle rispettive comunità di appartenenza. «C’è chi studia, chi lavora, chi pratica sport. Noi – sottolineano Gugliemo Secchi e Marcello Marcello, due giovani in cammino vocazionale – viviamo immersi in tutte queste realtà, “siamo uguali”, ma “diversi”, perché percorriamo assieme un cammino alla scoperta della nostra vocazione, attraverso la testimonianza di Cristo nella vita quotidiana. Cerchiamo di non trascurare nessun aspetto della vita sociale, sforzandoci di mettere Gesù al centro di tutto. Come mettiamo Gesù al centro? Facendo un cammino per gli altri, in mezzo agli altri, impegnandoci nel servizio nelle nostre parrocchie, nelle quali i nostri parroci sono per noi guide e modelli». Ma cosa significa essere parte di un Seminario minore? «Vuol dire – spiegano Lorenzo Zucca e Claudio Pireddu – cercare la propria strada, scegliere il terreno in cui spargere i propri talenti con l’aiuto del Signore Gesù. I primi mesi in seminario sono stati forse i più difficili, in cui alcune delle nostre abitudini si sono dovute rapportare con la “nuova” realtà. In primis la vita familiare con quella comunitaria, dove i ritmi, le attività non sono più individuali ma collettive, dove non siamo portati a pensare solo a noi, ma principalmente al bene della comunità».

La giornata è scandita dai momenti comunitari. Tra scuola, studio e momenti ludici, non deve chiaramente mancare lo spazio riservato alla preghiera. «È la colonna portante della vita seminaristica – dicono Nicola Zedda e Antonio Perra – perché l’intera comunità si raduna per lodare il Signore. Sono tanti i momenti di preghiera insieme alle famiglie, agli insegnanti e agli educatori che svolgono il proprio servizio in comunità, come espressione della grande famiglia del seminario, unita nel nome del Signore. La presenza costante degli educatori consente una crescita umana, spirituale e di confronto reciproco e l’attenzione del Vescovo nei confronti del Seminario diocesano si esplica in particolar modo nella celebrazione eucaristica che presiede settimanalmente con la comunità e nel costante interesse nel cammino di ogni seminarista». La vita in Seminario è scandita dall’incontro, ma anche dal rapporto personale con le figure educative, cominciando dal rettore, don Michele Fadda e dal suo vice don Marco Puddu, il padre spirituale don Andrea Secci, l’animatrice vocazionale suor Bernardetta Dessì. «Come seminaristi, oltre ad avere in mente la figura del parroco, abbiamo – sostengono Samuele Mulliri e Luca Stocchino – la possibilità di confrontarci con i nostri educatori che in qualche modo ci insegnano e ci segnano. Nella comunità del seminario, la presenza degli educatori è fondamentale per la crescita umana e spirituale di ogni seminarista. Con essi ogni giorno abbiamo l’opportunità di instaurare un confronto».

Andrea Pala

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