“Come se vedessero l’Invisibile”   

2018-2019

 

“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Eppure, se il nostro sguardo si fa attento e il cuore aperto, i nostri stessi occhi colgono la possibilità di vedere oltre, di vedere l’Oltre. È un passaggio delicato: una realtà dai contorni sfumati suggerisce una presenza altra, che, una volta intuita e poi percepita, apre a quell’Invisibile che si fa Tutto nella Storia, presente e vivo, reale in ciascuno di noi, nella nostra vocazione e come fuoco vivo sa ardere senza consumarsi.

Evangelii gaudium (n. 150) riprende la frase di Paolo VI in Evangelii nuntiandi (n. 76). Questi, a sua volta, cita un passo della Lettera agli Ebrei (11,27). Evidentemente, la frase è così carica di significato da essere ripresa più volte e riproposta da un documento all’altro. La sapienza umana riconosce che l’essenziale è invisibile (Laotzu). Anche la sapienza biblica invoca frequentemente la manifestazione del volto inaccessibile e ineffabile di Dio (cfr. Es 33,18; Sal 27,8). Benedetto XVI addirittura afferma che «il desiderio di conoscere Dio realmente, cioè di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei»1 . Ma è il cristiano, l’uomo dagli occhi penetranti, a scorgere i riflessi di quel volto nella storia (βλέπειν), a osservare attentamente il kronos e a cogliere il kairos come tempo di vocazione, di grazia, e di missione (θεωρειv). Così egli “vede” il volto di Dio nel tempo (eidein). L’Incarnazione del Verbo nella natura umana consente di “vedere l’invisibile”. Gesù è la manifestazione del Dio invisibile. «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18). L’invisibilità del volto del Padre si mostra nella visibilità del volto del Figlio. E che si tratti di una possibilità concreta offerta a tutti i credenti lo richiama una bella pagina di sant’Agostino, nella quale egli parla della sua personale esperienza di visione: “Vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce. O eterna verità e vera carità e cara eternità».

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