Giovanni 15,9-11

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena

Omelia di don Francesco Deffenu

Riprende il nostro percorso di incontri con l’Adorazione Eucaristica Vocazionale, e allora cerchiamo di capire prima di tutto perchè ci ritroviamo qui. Forse ci possono spaventare i numeri, che sembrano non essere abbondanti, ma nella pastorale i numeri sono sempre molto relativi: potremmo avere una chiesa piena di persone, ma magari tutti con la testa per aria e nessuno che prega per le vocazioni. E allora ci ritroviamo qui, radunati tutti assieme, in questa chiesa che oggi vuole diventare il cuore della nostra Diocesi, radunati insieme per pregare per il dono grande delle vocazioni. Vocazioni che, sappiamo bene tutti, ci accomunano, perchè ciascuno di noi possiede una vocazione, che è quella alla santità! Ciascuno di noi prega, però, per la propria vocazione particolare, il “come vivere la santità”, e qui preghiamo vicendevolmente, gli uni per gli altri, e chiediamo in dono al Signore che tanti giovani possano davvero comprendere qual’è la vocazione bella, la chiamata bella che il Signore dall’eternità, e in particolar modo dal giorno del Battesimo, rivolge loro.

E allora, per fare questo insieme, quest’anno il tema è proprio azzeccato:”Datevi al meglio della vita!”. In questi incontri, si giocherà tutto sul rapporto tra vocazione e felicità; chiedere al Signore di avere una maggior comprensione su questo: “Signore, la mia chiamata cosa c’entra con la mia felicità?” Però è bello questo, perchè si gioca tutto sulla nostra felicità! Non è: “Datevi alla vita”, ma “Datevi AL MEGLIO della vita”! L’abbiamo sentito anche nel Vangelo:”Non solamente vi ho detto queste cose per la vostra gioia, ma perchè la vostra gioia sia piena”. Siamo chiamati a una misura alta, al meglio, alla pienezza, non a una gioia qualunque! La vocazione per forza incide con la mia vita, con la nostra vita. Sbagliando vocazione, potremmo dire così, rispondendo male alla nostra vocazione, ne va di mezzo la nostra felicità: ecco perché è importante chiedere sempre al Signore: “Che cosa vuoi che io faccia della mia vita? Cosa possiamo fare per arrivare insieme?” Solamente in questo realizzare insieme al meglio, spendendo tutto noi stessi – poi il Signore aggiunge laddove noi non riusciamo ad arrivare – , ecco che qui si gioca il meglio, si gioca la nostra felicità.

E allora, per cercare di comprendere insieme al nostro Maestro, che è Cristo, come vivere una gioia e una felicità piena, ecco che durante i nostri incontri di preghiera di quest’anno saremo chiamati a scoprire meglio tutte quelle che sono state le emozioni di Gesù. Vedremo insieme tutti i brani che ci sottolineano in particolar modo questa gioia che scaturisce proprio dal Cuore di Gesù. Allora sarà bello indagare le emozioni del Maestro, perché a volte ci immaginiamo Gesù come una figura lontana, ieratica, quasi che provare emozioni sia peccato. No, non è così! Fanno parte della nostra umanità, e siccome Gesù, oltre che essere vero Dio è anche vero uomo, anche Lui – non ci sembri strano – ha provato delle emozioni. Il Vangelo stesso ci narra più volte quali sono state le emozioni di Gesù. E allora, chiediamo al Signore: “Come posso vivere a pieno la mia vita, la mia felicità?” Il modo più semplice per comprenderlo è guardare a come Lui stesso l’ha vissuta, Lui che è Via, Verità e Vita, quindi che ci chiama a una vita piena. Non a una vita da vivere a metà, ma una vita sempre vissuta in alto, al massimo.

Per fare questo, oggi ci facciamo aiutare da un testimone che non ha bisogno di presentazioni: San Giovanni Paolo II. C’è una sua espressione molto famosa: “Duc in altum”, “Punta in alto!”. Siamo chiamati a questa misura alta della vita cristiana. Immaginiamo la vita cristiana come una freccia: se noi dobbiamo centrare un obbiettivo con una freccia, dove dobbiamo mirare? Nel punto esatto no, perché la freccia dopo un po tende ad andare verso il basso. Invece, per essere sicuri di fare centro nella vita, dobbiamo sempre puntare in alto, in modo tale che ci sia una parabola che ci permetta di andare al centro della vita cristiana. Ecco cosa significa puntare in alto: non accontentarsi di mezze misure! Il Vangelo è fatto per la bellezza, per la pienezza!

Ci tengo a citarvi solamente un pezzetto del discorso che San Giovanni Paolo II ha rivolto ai giovani di tutto il mondo alla GMG del 2000 nel discorso di apertura, in particolar modo a Tor Vergata. Ciascuno di noi senta davvero rivolte a sé queste parole, che sono attualissime, che ci aiutano a capire come questa felicità deve essere vissuta, a quale misura alta sei chiamato. E dice San Giovanni Paolo II – immaginiamocelo con il suo accento polacco – : “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Aprite i vostri cuori, le vostre vite, i vostri dubbi, le vostre difficoltà, le vostre gioie e i vostri affetti alla sua forza salvifica, e lasciate che Egli entri nei vostri cuori. Non abbiate paura: Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo! Solo Lui sa!” Allora questo momento di Adorazione diventa per noi occasione per lasciarci leggere dentro da Gesù, perché solo Lui veramente sa cosa c’è dentro il nostro cuore, e solo Lui è in grado di leggerlo in pienezza. Questo diventa anche momento di preghiera intima, di contatto intimo e sincero con Lui.

E come simbolo abbiamo scelto proprio il mappamondo, perché richiama gli innumerevoli viaggi che San Giovanni Paolo II ha compiuto in tutto il mondo per annunciare il Vangelo. Ciascuno di noi, quando scopre la propria vocazione, la propria chiamata, la propria missione nel mondo, non riesce a contenere per se la gioia che ha dentro, ma per forza deve comunicarla a più persone possibile. E allora in questo Ottobre Missionario sia per noi di esempio San Giovanni Paolo II: ci aiuta a non stare fermi, ma ad annunciare e comunicare il Vangelo a tutte le persone che incontriamo. Come? Con la semplicità della quotidianità! Ciascuno di noi, a contatto con Gesù Eucaristia che a breve esporremo, senta la necessità, la gioia, il cuore che gli palpita per la missione di comunicare a ogni uomo e donna: “Io ho capito qual’è la mia vocazione, la mia missione nel mondo: vivere in maniera piena, vivere in maniera felice! E mi dispiace che tu non ci riesca: voglio aiutarti in questo!”

Per concludere, in una famosa enciclica di San Giovanni Paolo II, “Ecclesia de Eucharistia”, lui dice così: “La Chiesa fa l’Eucaristia, ma è l’Eucaristia che fa la Chiesa!”. Qui, su questo altare, alla presenza di Gesù Eucaristia vivo e reale, vero e presente, chiediamoGli che ci renda sempre più Chiesa, comunità di credenti felici, pieni, gioiosi di avere incontrato il Signore che adesso sarà qui, presente, in mezzo a noi.

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