San Filippo Neri, dai contemporanei familiarmente conosciuto come “Pippo”, o anche “Pippo buono”, nacque in una famiglia di modeste condizioni nella quale poté ricevere la prima istruzione: il padre Francesco, infatti, era notaio, sebbene non ben avviato. Orfano di madre a cinque anni, fu educato con amorevolezza dalla matrigna. Intorno ai 18 anni, fu mandato presso un cugino a Cassino per essere avviato alla professione di commerciante.

Scorcio di Trastevere, quartiere romano nel quale san Filippo Neri trascorse diversi anni della sua vita

Dopo circa sei mesi Filippo lasciò il cugino e si recò a Roma. Adottò il saio e il cappuccio degli eremiti e visse in solitudine nella casa del fiorentino Galeotto del Caccia, direttore dell’ufficio del dazio. Per diciassette anni Filippo vi rimase a fare da precettore ai due figli di Galeotto, che divennero più tardi esemplari sacerdoti. In quel tempo una delle sue forme preferite di devozione era la visita notturna alle sette chiese di Roma: San Pietro, San Paolo fuori le mura, San Sebastiano, San Giovanni in Laterano, Santa Croce, San Lorenzo e Santa Maria Maggiore. La preghiera per Filippo era tutta la sua vita. Talora restava fino a quaranta ore di seguito rapito in Dio e, sovente, passava tutta la notte nelle catacombe di San Sebastiano. Per darsi alla contemplazione era capace di restare tre giorni di seguito senza mangiare.

La cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, parte della “visita delle sette chiese” frequentemente percorsa da Filippo

Per sette anni Filippo continuò a svolgere il suo apostolato. Con l’aiuto di Persiano Rosa, suo confessore, fondò la Confraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti, facendo il primo passo verso la sua specifica missione: l’istituzione dell’Oratorio. La Confraternita aveva adottato la pratica delle Quarantore nella chiesa di San Salvatore in Campo e Filippo ne era l’anima. La prima domenica del mese egli non abbandonava mai la chiesa e, saltuariamente, teneva ai presenti un breve discorso. Non potendo Filippo predicare di continuo senza incontrare ostacoli, il confessore lo costrinse a ricevere l’ordinazione sacerdotale. Da tredici anni aveva smesso lo studio, è vero, ma tutta la sua vita era stata un’inconscia preparazione al presbiterato. Il 23 maggio del 1551 ricevette il sacramento dell’Ordine dal vescovo Sebastiano Lunel.

Antica incisione della chiesa romana di San Girolamo della Carità, dove il santo si trasferì subito dopo l’ordinazione sacerdotale

Subito dopo l’ordinazione il santo si trasferì nella casa annessa a San Girolamo della Carità, in cui abitava il suo confessore. Tredici sacerdoti erano addetti alla chiesa per il servizio dell’arciconfraternita fondata dal cardinale Giulio de’ Medici per la sepoltura degli indigenti, le elemosine ai bisognosi e le visite ai carcerati. Ai cappellani veniva pagato un salario; agli altri veniva dato vitto e alloggio soltanto. Filippo, indipendente per natura e amante della povertà, fece parte di coloro che lavoravano senza impegni di sorta. Come sacerdote amministrò in modo particolare la Confessione. A partire da questa riusciva anche a instaurare un dialogo con i penitenti. Da questi dialoghi e da questi incontri nacque il primo nucleo della sua istituzione: l’Oratorio. Alcuni suoi discepoli divennero sacerdoti, cominciarono una vita in comunità e Filippo ne divenne rettore e ne stabilì le regole. Nel 1575 il Papa Gregorio XIII eresse la Congregazione dell’Oratorio e concesse a questa la Chiesa di Santa Maria in Vallicella, che ne divenne la sede.

San Filippo Neri e il Papa

Filippo promosse attività in svariati campi: raccolse uomini comuni semplicemente per pregare o leggere la Bibbia, coinvolse artisti, musicisti, uomini di scienza. Il suo temperamento lieto lo favorì nell’educazione dei ragazzi, per i quali fondò una scuola.
In tempi nei quali la pedagogia era autoritaria e spesso manesca, Filippo era famoso per rivolgersi ai suoi ragazzi (che erano, si direbbe oggi, ragazzi di strada) con straordinaria pazienza e benevolenza. Qualcuno però si lamentava della “troppa allegrezza” dei suoi giovani. E lui tranquillamente diceva: «Lasciateli, miei cari, brontolare quanto vogliono. Voi seguitate il fatto vostro. State allegramente: non voglio scrupoli, né malinconie; mi basta che non facciate peccati». E quando doveva calmarli un po’ diceva loro: «State buoni… se potete».

Roma, Santa Maria in Vallicella: qui San Filippo Neri creò il “suo” oratorio

Nella vita di san Filippo Neri c’è un avvenimento che, benché in gran parte avvolto nel mistero («Secretum meum mihi, secretum meum mihi» ripeteva incessantemente Filippo), lascia intravedere le sorgenti della vita del santo. Al cardinale Federico Borromeo, suo amico e penitente, confidò che supplicava «lo Spirito Santo perché gli desse spirito». «Allora – attesta il Borromeo – mi disse il Padre che sentì questo moto che sempre poi gli è durato». Quale fosse questo “moto”, è riferito da numerosi testimoni oculari: il p. Antonio Gallonio, per esempio, testimonia:«Intesi dire dal p. ms. Filippo, in questa sua ultima malattia che lo congiunse a Christo, che la palpitatione che sentiva, la quale chiamava “infermità sua”, l’haveva portata cinquant’anni. Questa era quello affetto del core che lo faceva esultare in Dio vivo, sì che poteva dire col Profeta: “cor meum et caro mea exultaverunt in Deum vivum”. Questo stesso affetto di core lo rapiva talmente in Dio, che li faceva gridar più volte: “vulneratus charitatis sum ego”. Per questo eccesso di cuore la fiamma et lo spirito de Iddio gli soprabbundava talmente che pareva li volesse uscir fuor del petto, non potendosi contener dentro quei termini che la natura gli haveva prefissi».
La straordinaria effusione di Spirito Santo gli aveva dilatato il cuore – come poté constatare l’autopsia – fino a staccare alcune costole dallo sterno perché il cuore potesse avere spazio.
A Santa Maria in Vallicella trascorse i suoi ultimi anni. Dopo la sua morte ebbe sùbito fama popolare di santità: fra i suoi appellativi ricordiamo quello di Santo della gioia e Apostolo di Roma. Fu proclamato Santo nel 1622.

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