A Tibhirine, nome che in lingua berbera significa “giardini irrigati”, in Algeria si trova il monastero di Nostra Signora dell’Atlante, dei Cistercensi della Stretta Osservanza, monaci che, nel 1996, furono chiamati a testimoniare il Signore tramite l’offerta della loro vita nel martirio.  In quel periodo l’Algeria stava attraversando una sanguinosa guerra civile, scoppiata dopo il rifiuto del Governo di riconoscere la vittoria elettorale degli islamisti, rifiuto sfociato poi in un colpo di Stato che portò al potere una giunta militare che dichiarò lo stato d’emergenza e ingaggiò una vera e propria guerra contro le fazioni islamiche che si riunirono nel Gruppo Islamico Armato. Le notizie di morti e uccisioni via via aumentavano e giunsero anche nel monastero, la cui comunità era allora composta da otto monaci: padre Christian de Chergé, priore dal 1984; padre Christophe Lebreton, maestro dei novizi e cantore; fratel Luc Dochier, addetto alla cucina e al dispensario annesso al monastero; fratel Paul Favre-Miville, foresterario; padre Célestin Ringeard, organista e cantore; fratel Michel Fleury, lettore e aiutante in cucina; padre Amedée Noto; padre Jean-Pierre Schumacher.

Uno scorcio del monastero trappista di Nostra Signora dell’Atlante a Tibhirine, in Algeria; qui abitavano i monaci martiri

Il 14 dicembre 1993 furono uccisi dodici cristiani croati, noti ai monaci in quanto insieme a loro celebravano la Pasqua. Il Gruppo Islamico Armato aveva infatti lanciato un ultimatum: gli stranieri dovevano scegliere tra abbandonare il Paese o morire. I monaci si trovavano presi tra due fuochi: da una parte le formazioni terroristiche islamiche e dall’altra le non meno brutali forze di sicurezza dell’esercito algerino e, per quanto fossero già stati minacciati nella notte del Natale 1993 senza subirne conseguenze, sapevano che il pericolo era tutt’altro che lontano. Quindi cominciarono un discernimento guidato dal loro priore Padre Christian e, infine, scelsero di rimanere fedeli al Voto di Stabilità, emesso nella loro Professione monastica, non abbandonando il monastero e rimanendo accanto agli algerini ai quali si sentivano profondamente legati e che consideravano fratelli. A loro si unì Padre Bruno Lemarchand, giunto a Tibhirine per l’elezione del nuovo priore che si sarebbe tenuta da lì a breve.

I monaci di Tibhirine durante un momento comunitario

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 furono rapiti sette monaci compreso il priore, esclusi Padre Jean-Pierre e Padre Amedée. Furono tenuti in vita, inizialmente, per scambiarli con detenuti islamisti arrestati dalle forze di sicurezza, ma, alla fine, furono uccisi il 21 maggio 1996 e le loro teste furono ritrovate il 30 dello stesso mese sul ciglio della strada per Médéa. Quella dei monaci fu una scelta difficile, ma resa possibile dall’ascolto della Voce del Signore sperimentato durante il periodo di discernimento, Voce che riecheggia nelle parole del testamento spirituale scritto da Padre Christian de Chergé, nel quale afferma:

La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: “Dica, adesso, quello che ne pensa!”. Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dell’Islam così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze.”

Il priore della comunità di Tibhirine, frère Christian de Cierge, anch’egli martire

E che si conclude con un ringraziamento a Dio per il dono della vita:

Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!

E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inch’Allah.”

Furono beatificati durante una solenne cerimonia nella Basilica di Nostra Signora de La Cruz a Orano l’ 8 dicembre 2018 insieme ad altri 18 martiri uccisi durante il Decennio nero algerino.

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