Isaia: l’incontro con la Grandezza

Mediante la scoperta di alcuni profeti dell’Antico Testamento, che sono proprio coloro che annunciano al popolo la felicità, scopriremo in che modo la nostra vocazione ha a che fare con la nostra felicità. Oggi scopriremo la grande gioia che ci ha portato il Signore facendosi uomo, aiutati dal profeta Isaia e dal Servo di Dio don Antonio Loi.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian. Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca del fuoco. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti. (Isaia 9, 1-6)

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9, 1)

Isaia, vissuto 750 anni prima di Gesù, con questo inno esprime la profonda emozione che il popolo d’Israele prova nell’attendere la venuta del Salvatore, e del tempo di pace, gioia e giustizia che Egli porterà sulla terra.

Questo popolo è dunque costituito, in una prima interpretazione, da tutti coloro che hanno potuto vedere da vicino il bellissimo evento della nascita di Gesù a Betlemme: i pastori, i Magi e gli stessi Maria e Giuseppe che accolgono nella loro vita il Redentore Bambino.

In secondo luogo, sono in generale tutti quelli che hanno potuto vedere Gesù nella sua predicazione: Egli è la Luce del mondo, e illumina tutti quelli che, nelle tenebre, finalmente possono riprendere a vivere nella Grazia di Dio.

Come terzo punto, tutta l’umanità è investita dalla gioia della venuta del Salvatore: la nostra Redenzione è il motivo della Incarnazione di Gesù.

Ma non pensiamo di essere lontani da tutti questi avvenimenti, consapevoli che il Natale e la Pasqua siano avvenuti già da tanto tempo e la Redenzione sia ormai cosa fatta: ognuno di noi, personalmente e nell’intimo della propria anima, infatti, è chiamato a vivere questa gioia della venuta di Gesù: Egli ci chiama ogni giorno a questa felicità, ci chiama ogni giorno all’adorare Egli stesso che si fa uomo nella mangiatoia di Betlemme!

Ma come è possibile questo? Sappiamo bene che, nella Santa Messa, Gesù si fa presente in mezzo a noi sotto i veli del pane e del vino; veneriamo il memoriale della Incarnazione, morte e risurrezione del Signore: a ogni Messa siamo sì in chiesa nel nostro oggi, ma anche contemporaneamente a Betlemme il giorno di Natale, sotto la Croce il Venerdì Santo e davanti al Sepolcro vuoto del mattino di Pasqua; come una macchina del tempo! E con la Comunione, quello stesso Gesù nasce nella grotta del nostro cuore per portare la luce.

Coloro che possono rendere efficace questo miracolo splendido in cui Dio è posto nella mangiatoia della nostra anima, sono i sacerdoti. Senza di loro, la gioia promessa e portata da Gesù non si sarebbe potuta tramandare e trasportare e riaccendersi attraverso i secoli: che disgrazia sarebbe! Ma per fortuna non è così, e Dio in continuazione dona alla sua Chiesa tanti “ministri della mangiatoia”, se così si possono chiamare!

“Se Gesù ci ha tanto amato ed è onnipotente, che cosa vorrà per noi che non il nostro miglior bene?”

Tra le tante figure belle di sacerdoti, oggi proponiamo la splendida vita di don Antonio Loi. Nacque a Decimoputzu, in provincia e diocesi di Cagliari, il 6 dicembre 1936, ultimo dei sette figli di Salvatore Loi e Greca Furcas, contadini. Nel 1949, tredicenne, entrò nel Seminario diocesano di Iglesias, passando nell’ottobre 1954, per gli studi filosofici e teologici, al Seminario Regionale Sardo, che all’epoca aveva sede a Cuglieri. Alimentò la propria aspirazione a un sacerdozio santo e gioioso compiendo con ordine i propri doveri e cercando di conformarsi al Cuore di Gesù.

Nel gennaio 1963, mentre era allievo del quarto anno di Teologia, gli fu diagnosticato un linfogranuloma maligno o linfoma di Hodgkin, che colse come occasione per offrire ancora di più la propria vita al Signore. Il suo desiderio di diventare sacerdote, nonostante gli studi non più regolari, fu esaudito: ottenuta la dispensa dalla Santa Sede, venne ordinato il 21 settembre 1963 nella cappella del Seminario di Iglesias. Nei venti mesi successivi esercitò il ministero non solo tramite i Sacramenti, ma anche alternando ricoveri in ospedale e rientri in famiglia. Il 4 maggio 1964 incontrò il papa Paolo VI che gli disse di stare sempre tranquillo che il Signore può far tutto e sa quel che fa e se lo vorrà nel campo apostolico farà tutto Lui. Se la Sua volontà è diversa, accettare tutto con gioia serenità e amore. Morì in casa propria il 29 maggio 1965, attorniato dalle preghiere dei suoi cari, dicendo: “Arrivederci tutti in Paradiso. Sul serio, lo dico, nessuno manchi”. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Decimoputzu.

Ancora oggi, don Antonio continua a dirci, tramite i suoi scritti e la sua testimonianza: “Se Gesù ci ha tanto amato ed è onnipotente, che cosa vorrà per noi che non il nostro miglior bene? Ecco la nostra risposta all’amore di Gesù: disponi come a Te piace della mia vita, convinti che questo è la cosa migliore per la nostra vita”

Catechesi di Lorenzo Zucca, animatore di Pastorale Vocazionale

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