-Ciao Beatrice, parlaci un po’ di te.                                                             

“Ho 24 anni, mi sono laureata da poco in infermieristica ed ora lavoro come infermiera in una casa per anziani a Modena.  Sono sposata dall’anno scorso. Sono la seconda genita di tre fratelli. Tra lavoro e scout il tempo libero è poco ma trovo sempre un po’ di tempo per i miei hobby legati soprattutto al mondo scout tipo camminate in montagna e manualità. Mi piace anche ascoltare musica, tuttavia non ho un genere preferito. Dipende tutto dal mio mood, dalle canzoni di chiesa a quelle commerciali che si ascoltano in radio, passando per Baglioni. La canzone che più mi rappresenta è “Ogni Istante” di Elisa, perché racconta un’evoluzione e mi rispecchia proprio perché io sono in cammino.”

-Descriviti in tre aggettivi  

 “Domanda difficile eh! Sicuramente mi definisco solare, poi sono determinata anche se spesso sono un po’ pungente, e sono molto sensibile.”

-Sei impegnato in una comunità?             

“Bazzico tra due comunità: San Giovanni Bosco e San Pio X. Quest’ultima la frequento da poco, perché mi sono sposata là. Inoltre, sono educatrice scout nel Gruppo Scout Ranger Città dei Ragazzi, più in particolare, faccio servizio nel reparto Nuba Rossa.  Si tratta di un incarico che mi prende molto tempo, perché lavoro con ragazzi con un’età particolare (12-15 anni) e spesso hanno delle storie familiari pesanti. È compito mio e dei miei compagni di staff, dare a loro delle alternative valide e buone a strade sbagliate; questo lo facciamo attraverso attività, catechesi e campeggi.”

-Hai mai avuto momenti di difficoltà nel tuo percorso di fede?       

“Tutti abbiamo alcune difficoltà nel nostro percorso di fede. Ci sono stati degli alti e bassi, questi ultimi coincidevano con momenti in cui dovevo prendere decisioni importanti, mi sentivo un po’ persa e me la prendevo con Dio perché aspettavo una risposta o un segnale imminente alle domande che mi facevo. Ma col senno di poi, mi sono resa conto che solo grazie alla preghiera e alla mia fede sono riuscita ad affrontarli. Non mi sono mai trovata in situazioni in cui non credevo in Dio, poiché da quando sono piccola ho avuto molti punti di riferimento: catechesi, esperienze e campeggi che hanno permesso di cambiare continuamente il mio modo di vivere la fede.” 

-Come hai scoperto la tua vocazione e quanto la tua fede ha influito in questa scoperta?                                   

“Da quando ero piccola, ci tenevo ad avere delle risposte da Dio su che cosa fare da grande. È stata una scoperta graduale. La vocazione è stata un declinarsi di valori che ho scelto quotidianamente per esempio il mettersi al servizio e durante le superiori, ho scelto di fare l’infermiera. Ho avuto dei ripensamenti, momenti in cui volevo mollare ma grazie a Dio sono riuscita a laurearmi ed ogni giorno, a mettere tutta me stessa in ciò che faccio. Questa è la vocazione per me, mettermi al servizio dell’altro e dare questa risposta quotidianamente.  Ho reso mia la frase di Jacques Bossuet che dice: “Dio riesce a scrivere dritto nelle nostre righe storte”.

-Stai vivendo in prima linea l’emergenza COVID-19?         

“Attualmente sono a casa in quarantena perché ho preso il Covid. Comunque sì, ho lavorato in prima linea in una struttura per anziani dove abbiamo settanta ospiti. Là il covid si è sparso a macchia d’olio, creando un effetto domino pazzesco. Gli anziani sono i più fragili della società e quando è scoppiata l’emergenza è stato brutto sentire commenti del tipo “tanto sono anziani, la loro morte è comunque vicina”. Purtroppo la nostra società è un po’ così, ritengono che chi non produce fatturato non è utile e può morire.  La maggior parte degli ospiti si sono ammalati ed anche noi infermieri, da otto siamo rimasti in due ed abbiamo dovuto fare turni impossibili in quanto dovevamo tappare molti buchi. Una delle cose più difficili non è stato solo accompagnare gli anziani al decesso ma anche i familiari. I parenti non potevano entrare. Noi cercavamo di mantenere il dialogo chiamandoli o videochiamandoli.  I casi più brutti erano quelli in cui gli anziani all’inizio apparivano quasi asintomatici ma poi peggioravano in un colpo e spiegare ai parenti queste cose era difficile. Spesso se la prendevano anche con noi, presi dallo sconforto. Oppure molti cercavano risposte al perché di queste sofferenze. Io mi sono resa conto che non si può fare perché morte e sofferenza erano dei misteri. All’università ti insegnano alcune tecniche per accompagnare al lutto i pazienti, ma quando capitano queste cose non sai cosa fare.”                        

-C’è stato un episodio che ti ha particolarmente colpito di questo contesto?                                                             

“Sì, abbiamo avuto una paziente che è risultata positiva al Covid e che è peggiorata tutta ad un tratto. Quindi abbiamo chiamato la figlia e dato che voleva assistere alle sue ultime ore, l’ho chiamata su Skype con il tablet della struttura. Non potevamo fare altro, dato che i parenti non possono ricongiungersi al parente defunto perché questi ultimi vengono caricati direttamente in camera mortuaria in attesa che le onoranze funebri vengano a prendere il morto per cremarlo senza nessun funerale. Gli infetti muoiono letteralmente da soli. Mantenere il distacco emotivo davanti a questa situazione di elevata drammaticità è stato molto difficile, ma ci abbiamo provato.”

-Cosa consiglieresti a tutti i giovani?

“La prima cosa che direi da infermiera è di essere responsabili. Amare il prossimo significa tenere alla salute degli altri, quindi rispettiamo tutte le precauzioni. Un altro consiglio che vi posso dare, è combattere l’ozio e la pigrizia; sfruttate questo tempo per fare mille cose che spesso procrastiniamo e soprattutto preghiamo di più dato che abbiamo più tempo. Potete vivere questa quarantena rendendovi utili con attività di volontariato; per esempio, il nostro gruppo scout ha distribuito le mascherine in alcune zone della città.”

-Vuoi salutare i giovani sardi?

“A si biri ragazzi! Beati voi che avete il mare bello e ve lo potete godere…noi qua abbiamo solo nebbia.”

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