Abbiamo contattato Francesco Lorenzi, cantante e chitarrista dei The Sun, per condividere con noi il suo percorso fatto di amicizia, musica e… vocazione! Pubblichiamo con grande gioia questo articolo, nella speranza che sia di grande utilità ai lettori per alimentare la propria fede e fare tesoro di una nuova testimonianza vocazionale.

Ciao Francesco, parlaci un po’ di te.

“Ciao, ho 37 anni e sono nato in provincia di Vicenza. Sono autore, compositore, polistrumentista, scrittore e cantante dei The Sun. Nella mia vita ci sono state tante “vite” differenti, ma quella di cui vado più fiero è quella che sto vivendo adesso grazie all’esperienza di missione e annuncio della parola di Cristo con la musica e gli incontri che io e gli altri membri della band facciamo. La mia passione e la mia missione coincidono perfettamente nel mio lavoro. Non seguo nessuno sport in particolare o altre attività, la musica declinata in ogni modo mi permette di fare un gran numero di esperienze davvero intense.

Scegliere una canzone che mi rappresenta è davvero difficile, ma scelgo «Una canzone» di Francesco Guccini. Si tratta di una canzone che mi ha accompagnato molto nel corso della mia vita, perché dice cosa può fare una canzone, di come concepire la musica con tutta la passione e l’entusiasmo. Ascolto un po’ di tutto ma principalmente musica rock degli anni ‘70-’80-’90 e musica cantautorale italiana degli anni ‘80-’90.”

Come è nata la tua passione per la musica?

“La mia passione per la musica è nata grazie ai miei genitori, perché a casa mia la musica non è mai mancata. Specialmente il canto, che associamo alla gioia, allo stare insieme ed alla condivisione, è stato sempre presente. Sono cresciuto in un ambiente in cui il canto accompagnava le nostre serate con il mio parentado. Questo mi ha permesso di incrementare il mio desiderio nell’ambito musicale. Poi ho sempre ascoltato musica, ma all’età di quattordici anni, grazie ad un carissimo amico, ho scoperto la bellezza della musica con la chitarra elettrica e da quel momento mi sono approcciato repentinamente in modo assoluto allo strumento”.

Parlaci del tuo percorso di fede fino alla Cresima: com’è cambiato il tuo rapporto con Dio da quel momento?

“Fin da bambino ho percepito la presenza dell’Invisibile, avevo la consapevolezza che non esiste solo ciò che si può vedere o toccare. La presenza di Dio dentro di me era già abbastanza evidente, sicuramente questo sentire ha trovato alcune risposte positive (ma certe anche negative) durante il mio percorso del catechismo. Io da bambino mi facevo tante domande, ma spesso non trovavo adeguate risposte. Questo fatto sicuramente mi raffreddò nei confronti della Chiesa nonostante determinate esperienze ricche di gioia come Grest e campi scuola a cui avevo partecipato, perché non riuscivo a riscontrare delle risposte autentiche e vissute nell’ambito parrocchiale. Poi iniziai a suonare e cominciai ad avere una vita diversa rispetto a quella che vivevo prima e la mia esperienza dopo la cresima fu completamente dissociata dalla chiesa. Questo sino alla fine del 2007, quando avevo venticinque anni. Non ho, però, mai escluso l’esistenza di Dio.”

Com’è nata e cresciuta la tua band?

“Io e Riccardo siamo amici da quando avevamo tre anni perché i nostri genitori sono amici. Tutti gli altri di conseguenza, dato che in un piccolo paese i musicisti si conoscono tutti. Nel 1997, io, Ricky e Marco (il primo bassista) avevamo iniziato a suonare insieme per passione, poi abbiamo capito che poteva nascere qualcosa di più; ciò ci ha permesso di bruciare un po’ le tappe ed avere subito un discreto successo. Nel 1999 abbiamo pubblicato il nostro primo demo che ebbe un inaspettato successo e da là io compresi che ciò che stavamo facendo poteva diventare un lavoro. Dopo questa demo iniziammo i concerti in tutta la regione, poi nel 2000 uscì il nostro primo disco. Era il momento migliore per la musica punk rock: noi stavamo facendo il genere giusto al momento giusto. Dopo l’uscita del nuovo disco, iniziammo anche ad aprire i concerti dei «Big»: avevo appena compiuto diciotto anni quando aprimmo il concerto degli Offspring, è stato quello il primo trampolino di lancio. Nel 2002 iniziarono i primi concerti all’estero e nel 2003 le prime pubblicazioni all’estero, poi nel 2004 prima tournée internazionale con gli Offspring ed altre band. Alla fine di quell’anno vincemmo il premio come “Miglior punk rock band italiana nel mondo” al Meeting della Musica Indipendente. Quello fu un momento di massima realizzazione per noi, avevo ventuno anni. Da lì, iniziammo a suonare più all’estero che in Italia, sempre con le nostre forze dato che non avevamo grandi manager o grandi etichette discografiche alle nostre spalle. Era un percorso virtuoso da un punto di vista professionale, dove la musica ci permetteva di essere apprezzati da tanta gente, anche senza supporti di grandi sistemi di comunicazione. Uno dei concerti (del periodo Sun Eats Hours) che ricordo con più emozione è stato a Lione nel febbraio del 2004, era la prima data della tournée con gli Offspring, fu un’emozione fortissima perché ci stavamo rendendo conto che i nostri sforzi risultavano ripagati, vedevamo i nostri sogni nel cassetto realizzati.”

Sappiamo peró che questo successo non duró a lungo… In quale momento ti sei accorto che c’era qualcosa che non andava all’interno del vostro gruppo?

“Ci siamo accorti che qualcosa stava diventando pericoloso già negli ultimi mesi del 2005, ma la tournée galoppava, quindi anche nel 2006 e 2007 c’erano vari alti e bassi emotivi ma i concerti andavano benissimo e noi eravamo nel momento di massima realizzazione professionale di quella nostra fase. Poi durante l’estate del 2007, stavamo facendo un tour di 100 concerti in 10 stati tra Europa e Giappone ed io mi stavo accorgendo che eravamo arrivati al limite: c’erano troppi eccessi e io soffrivo terribilmente per questo, perché un certo modo di vivere si stava impadronendo della nostra vita e della nostra amicizia. Questo mi spaventava moltissimo, perché vedevo che potevamo stare davvero male, piuttosto che stare bene. Avevamo fatto molto per raggiungere quei traguardi ed ero consapevole che, se non avessimo cambiato direzione, saremo diventati uno di quei gruppi che vedevamo al tempo dove si capiva che c’era tanta superficialità e falsità, io invece nella mia vita volevo la tranquillità, la pace e l’amore, cose che in quel momento non c’erano sia dentro di me ché intorno a me. Stavo vivendo una crisi, che ho descritto con maggiore dettaglio nel libro «La strada del sole».  Per esempio, mentre stavamo andando a suonare ad Ibiza, c’è stata una lite abbastanza accesa in aereo tra me e Ricky, ma queste sono cose che capitano quando ci sono eccessi con la droga e con l’alcool e cominciai a rendermi conto che dovevamo cambiare modo di vivere: aveva poco senso esser famosi se poi tra di noi non stavamo bene. Prima viene l’amicizia.”

Quali sono stati i vostri primi passi nella fede?

“Per me è stato importantissimo, dopo quella tournée, contare sul dialogo dei miei genitori. È proprio attraverso quel dialogo con mia madre, che è arrivata da lei la proposta di andare ad un incontro in parrocchia. Avevo già accennato prima che non avevo un gran rapporto con la vita parrocchiale, ho accettato quella proposta per una serie di incidenze. Quindi mi ritrovai in parrocchia il 10 Dicembre 2007, là venni toccato da un annuncio molto forte da parte di alcuni giovani che mi permisero di farmi delle domande, di interrogarmi con domande più giuste e significative rispetto ad altre più insignificanti che mi facevo in quel periodo. Quella loro luce, quella loro testimonianza e quella loro semplicità, scatenò dentro di me una scintilla che mi permise di accendere una luce che mi illuminava in quel periodo davvero buio. Lì cominciai con questi ragazzi un’amicizia e un percorso di fede che ogni settimana mi permette di vivere l’incontro con la “I” maiuscola, l’incontro con il Signore che davvero fu da spartiacque nella mia vita. Tornai a vivere con consapevolezza la Messa e la mia vicinanza con il Signore fu alimentata dall’Adorazione Eucaristica notturna da solo in una cappellina, per una volta alla settimana. Quell’Incontro mi permise di stravolgere la mia vita dalle fondamenta. “

Quali sono state le tappe dal tuo primo incontro con il Signore alla conversione degli altri membri dei The Sun?

“Quando ho iniziato a vivere questo Incontro, è iniziata dentro di me una profonda conversione che mi ha portato, pian piano a fare scelte di vita differenti rispetto a prima. Se un artista cambia è perché lo vuole davvero fare: anche il rapporto con la musica cambiò e il mio rapporto con la scrittura cambiò. Essa fu toccata in maniera potentissima ma essenziale dall’Incontro con Dio. 

In quel periodo dovevamo registrare il quinto disco in inglese, che ci avrebbe finalmente portato negli Stati Uniti. Io invece sentivo di voler scrivere in italiano: era un’esigenza di verità, stavo affrontando la verità, mi stavo togliendo la maschera in tutte gli ambiti e stavo combattendo con le mie dipendenze. Stavo cercando verità ed autenticità nelle relazioni e questo mi chiese di scrivere in un modo diverso, quindi in italiano, che è la nostra lingua madre e perciò è quella che comanda nel nostro cuore. Iniziai a scrivere pezzi molto diversi rispetto a come le altre persone che mi circondavano si aspettavano e questo causò una guerra interna! Io non avevo ancora il coraggio di dire agli altri cosa stavo vivendo perché risultava impossibile anche nominare il nome di Gesù in quell’ambiente, ed allo stesso tempo non volevo rinunciare a ciò che stavo vivendo, anche se ero consapevole del suicidio discografico a cui andavo incontro. E in effetti fu così: alla fine del 2008, la scelta di scrivere in modo diverso portò a diversi problemi all’interno del gruppo perché non avevamo prodotto il disco in inglese. Questo comportò la rottura del contratto discografico, utilizzai pertanto tutti i miei risparmi per produrre il disco in italiano che avevo appena preparato, costituito da canzoni in cui io credevo. I miei fratelli ce l’avevano con me per il fatto che stavo distruggendo la nostra carriera con quella scelta e non capivano cosa stesse succedendo. Era un momento di grande tensione.

Ma fu proprio nel momento in cui avevo perso tutto – nessun contratto discografico, nessun concerto fissato, non sapevamo cosa dire a migliaia di fans – che grazie ad una profonda preghiera ed affidamento al Signore ho capito che ciò che dovevo fare era amare i miei fratelli e dire a loro che stavo bene perché avevo incontrato il Signore, e grazie a questo incontro riuscivo ad uscire dalle mie difficoltà e il cambio di musica era una conseguenza di tale incontro. E così presi coraggio ed iniziai a parlare con ognuno: prima con Matteo, poi con Gianluca ed infine con Ricky; la loro reazione fu diversa da persona a persona, ma furono accomunate da due cose: lo stupore nell’ascoltarmi e nel capire ciò che era cambiato (che si notava anche nel mio sguardo e nel mio volto) e la fiducia che mi diedero. Si scoprirono aperti ed i loro cuori iniziarono ad interrogarsi. Alla fine, il Cristianesimo è così: passa da persona a persona grazie a testimonianze che ci fanno vivere l’Incontro con Dio, che è possibile grazie all’aiuto dei fratelli. Come io ero stato aiutato da quei ragazzi conosciuti in parrocchia, anche io ero stato chiamato ad aiutare i miei.”

Conosciamo un luogo molto speciale per te! Qual è il significato di San Salvador nella tua vita?

“San Salvador è un monastero sull’isola di Maiorca, ha un’importanza notevole sia per me che per gli altri membri della band perché ci consente continuamente di ritrovarci, soprattutto nel 2008 in cui stavo vivendo il momento più cruciale della mia conversione in cui mi si chiedeva uno sforzo enorme ed in quel monastero ho trovato la forza.”

Qual è il tuo album preferito?

“Beh è una domanda difficile, è come chiedere ad una madre qual è il suo figlio preferito. Vi posso anticipare che l’album che stiamo finendo di mixare è una spanna sopra tutti gli altri, farà davvero la differenza. Non posso fare molti spoiler ma gli addetti ai lavori che l’hanno ascoltato restarono colpiti perché pensavano che fosse stato scritto durante e dopo il lock-down, quando invece è stato scritto prima, perché dentro ci sono delle storie e delle riflessioni di visioni future che oggi sono più dure rispetto a quando sono state scritte per quello che abbiamo vissuto.”

C’è una vostra canzone che preferisci?

“Ne cito due: «L’alchimista» e «Noi». Quest’ultima dice tantissimo su cosa significa amicizia per noi, perché l’amicizia è un termine che può essere detto e capito in tanti modi, per noi significa solo una cosa: fraternità.”

Come coltivi il rapporto con il Signore attualmente?

“Il rapporto con il Signore è il rapporto più importante di tutta la mia vita; è inizio, continuazione e fine di ogni mia giornata. Si esprime in tanti modi, sicuramente oggi in un modo di vivere che lo ricerca e lo custodisce in continuazione: la preghiera ogni mattina, un’ora in cui mi dedico alla lettura della parola di Dio, i Sacramenti, la messa e la confessione, la preghiera comunitaria, il rosario quotidiano. Ogni settimana, l’adorazione eucaristica è di immensa importanza e continua a dirigere la mia vita. Nonostante io faccia una vita rock, presto molta attenzione a coltivare il rapporto con il Signore tutti i giorni: è alla base della mia vita.”

Alla luce della tua storia, c’è un versetto o un personaggio biblico che possa rappresentarla al meglio?

“In molti sicuramente, ma il passaggio che sento più mio è il testamento spirituale di Gesù presente nel vangelo di Giovanni: «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Questa frase che Gesù disse ai discepoli durante l’Ultima Cena è la bussola della mia vita. La parola di Dio è uno specchio assoluto della nostra vita. Sicuramente la profondissima connessione di Re Davide con Dio Padre, il suo rapporto così potente – anche se un po’ inquieto ma sempre presente – con Dio ha un riscontro importante per me. La Parola di Dio è una fonte inesauribile di vita.”

Come sono stati gli incontri con il Santo Padre?

“L’incontro con Papa Benedetto XVI è stato in uno dei momenti più determinanti della mia vita, il 7 Febbraio del 2013. Con Papa Francesco ci sono stati molti incontri: ad Assisi prima dell’incontro con i giovani, a Roma, a Cracovia, al Circo Massimo con i giovani ed a Panama. Con lui c’è stato un vero e proprio cammino e questo mi è servito, perché prima ero un accanito “mangiapreti” e contestatore della chiesa. Il buon Dio mi ha mostrato l’intelligenza, la grazia, la sapienza e la carità di molte persone presenti nella Chiesa, dal Papa in giù.”

Cosa significa per te «vocazione»?

“Vocazione è la ragione profonda e pura per cui siamo presenti in questo pianeta ed è unica per ciascuno di noi. Ognuno di noi ha una ragione profonda personale, unica ed irripetibile per cui è nato e la vocazione è la chiamata ad incontrare noi stessi, scoprendo chi siamo veramente. Vocazione è il tema principale dei The Sun: noi suoniamo per far trovare agli altri la vocazione. Tutti i concerti, gli incontri ed i viaggi sono volti a far sì che le persone scoprano davvero chi sono.”

A cosa ti ha chiamato il Signore?

“Il Signore mi ha chiamato a risvegliare le coscienze e la consapevolezza delle persone di essere uniche ed irripetibili, di essere dei miracoli viventi ed indispensabile per un progetto vivente. Spesso ci sentiamo inutili, disinteressati e non degni di amore, ed invece noi siamo degni dell’amore più grande: Dio stesso ci ama perché ha dato la vita per noi. Se Dio ci ama in questo modo, noi dobbiamo imparare ad amare noi stessi. Noi vogliamo essere dei pazzi che vanno controcorrente, noi siamo chiamati a cantare la bellezza e l’importanza della vita in un mondo mediatico in cui la nostra attenzione è attirata da cose futili che ci rendono più infelici.”

Cosa consigli ai giovani?

“Un consiglio fondamentale è quello di creare degli spazi di ascolto. Noi non possiamo sapere come direzionare la nostra vita senza avere uno spazio di ascolto del nostro cuore alla presenza di Dio. Noi possiamo essere in grado di fare centomila cose, ma se non siamo in grado di ritagliarci un momento di riflessione, di ascolto, di meditazione, di silenzio e di incontro con Dio, rischiamo di portare la nostra vita un po’ fuori strada. L’ho testato con mano: ho affrontato molte cose nella mia vita ed avuto molti risultati alti, ma non mi avevano portato alla felicità. Anzi, mi avevano condotto alla quasi autodistruzione. La differenza sostanziale tra la prima e la seconda parte della vita è stata questa: nella prima parte facevo solo di testa mia, nella seconda parte ho imparato ad ascoltare. Non a caso il primo comandamento presente nella Bibbia è «Ascolta, Israele!».”

Vuoi salutare i giovani sardi?

“Io spero e desidero – ma tutti i The Sun lo desiderano da tanti anni – di venire a suonare in Sardegna. Abbiamo suonato in quattro continenti, venti stati, ma non abbiamo mai suonato in Sardegna. Questo è un desiderio, un saluto a tutti ed un appello affinché si realizzi questo desiderio: un concerto ed un incontro con tutti i giovani sardi.”

Ringraziamo Edoardo Massa, che ha curato la realizzazione di questa intervista.

Se sei interessato ad approfondire la testimonianza vocazionale di Francesco Lorenzi e dei The Sun, puoi consultare il loro sito ufficiale (www.thesun.it) e il blog di Francesco Lorenzi (www.francescolorenzi.it).

Puoi inoltre trovare su Amazon Kindle i suoi due libri “La strada del Sole” e “I segreti della Luce” (vi lasciamo qui sotto i link per scaricarli, ordinarli o avere un’anteprima gratuita).

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