Iniziamo oggi un nuovo percorso che ci accompagnerà per tutto l’anno pastorale 2020-2021. Conosceremo persone di varie epoche e dalle personalità più disparate, le cui vite, intrecciate come fili, formano una meravigliosa trama di santità. Come ci ricorda Papa Francesco, “la santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due” (GE 141): saranno proprio i santi a prenderci per mano in questo cammino, svelandoci a poco a poco che insieme è più facile arrivare al cielo!

Leggiamo…

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi». […] I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

(Luca 10, 1-6. 17-20)

Chi sono?

Solo San Luca nel suo Vangelo ci descrive l’episodio dei settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno dei Cieli. Le fonti riguardo chi fossero queste settanta persone sono diverse e comunque molto tarde rispetto a quando i fatti accaddero. Tuttavia Sant’Ippolito di Roma, morto martire in Sardegna, nel suo scritto “Sui settanta discepoli” ci riferisce i nomi di ciascuno di essi: può sorprendere il ritrovare tra i vari nomi alcuni personaggi a noi già noti come ad esempio gli apostoli Mattia e Barnaba, Giacomo il Giusto (autore della Lettera di Giacomo che troviamo nella Bibbia) e lo stesso evangelista Luca, insieme al “collega” evangelista san Marco. La Chiesa Ortodossa riserva grande ammirazione e venerazione per i settantadue: vengono festeggiati il 4 Gennaio con una celebrazione detta “Sinassi dei settanta apostoli”, e inoltre a ognuno di essi viene riservata una commemorazione individuale durante l’anno.

Un percorso condiviso

Gesù nel suo cammino è seguito da grandi folle di discepoli, uomini e donne che, lasciate le loro case e i loro beni, Lo seguono ovunque Egli vada. Da questa grandiosa moltitudine Gesù sceglie settantadue persone, un numero per niente casuale: indica infatti le “nazioni”, segno che il Vangelo esce dai confini del popolo della Prima Alleanza.

Come se non bastasse, decide di dividerli in piccoli gruppi di due, inviandoli avanti a sé. É interessante l’attenzione di Gesù su questo aspetto: i discepoli non sono mandati nel mondo da soli, ma insieme a un’altra persona con la quale sarà necessario condividere tutto lungo il cammino. Occorre essere in comunione almeno con un’altra persona, perché la testimonianza sia credibile. Chissà, magari Gesù ha anche pensato attentamente a come formare le coppie di discepoli…

Inviando queste persone “a due a due”, Gesù ci ricorda che non siamo mai soli nel nostro cammino di fede, che non possiamo pensare e agire solo per conto nostro ma che siamo circondati da una comunità fatta di persone con sensibilità, interessi ed esigenze diverse rispetto alle nostre. Il confronto con l’altro è prerogativa essenziale della santità: non esistono santi che hanno fatto il loro cammino “in solitaria”, ma sempre ci sono state amicizie, conoscenze, persino critiche da parte dell’altro che hanno plasmato il percorso personale. La santificazione di ciascuno non sarà mai completa se non c’è l’incontro con l’altro, se non c’è accoglienza e ascolto.

Ma qual è la missione a cui sono inviate queste coppie di persone? I discepoli di fatto “prepareranno la strada” a Gesù, così che la Sua Parola sia accolta con maggiore apertura di cuore. Entreranno nelle case invocando su di esse la pace, e annunceranno la Buona Novella. Di fatto, se ci pensiamo, la missione di ogni cristiano non è cambiata più di tanto in duemila anni di storia! Ancora oggi Gesù ci chiama ad annunciare la Sua pace in mezzo alle tribolazioni, e a farlo insieme e non da soli, esattamente come i settantadue che ha inviato. Questa è la missione della Chiesa, una grande comunità di credenti dove nessuno vive per sé stesso, ma si dona continuamente all’altro. Dio infatti vuole la Chiesa “perché non desidera redimerci singolarmente, ma tutti insieme” (YouCat, n. 122)

Chissà quante storie, quanti racconti, quante avventure si saranno raccontati le coppie di discepoli una volta rientrati dal loro cammino! Sicuramente per molti di loro questa esperienza è stata una “palestra” per il futuro: ad esempio, Barnaba avrebbe poi accompagnato san Paolo nei suoi viaggi evangelizzatori, mentre Marco e Luca avrebbero scritto i Vangeli che ancora oggi leggiamo e preghiamo durante la Santa Messa. Nella gioia generale del rivedersi è presente anche Gesù, che vuole porre l’accento sul valore spirituale di questa missione: “Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!”. Parafrasando un’espressione della Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, la nostra missione su questa Terra, la nostra interiorità, le nostre amicizie, la nostra stessa vita acquistano senso solo se le vediamo in funzione della vita eterna! Tutto concorre alla nostra salvezza; anche nell’amicizia c’è allora una scintilla di divino. Una scintilla, come abbiamo visto, imprescindibile nel cammino della santità.

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