Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi». […] I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».
(Luca 10, 1-6. 17-20)

Catechesi di don Riccardo Pinna

Il Signore ci convoca questa sera per porci davanti alla Sua presenza, davanti al dono dell’Eucaristia, mistero veramente grande di amore e di fede. Ecco, davanti a Gesù vogliamo anche iniziare il nostro anno con la Pastorale Vocazionale, che pone come tema dell’anno – tema pervenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana per le Vocazioni – “Li mandò a due a due”. Il Signore non ci manda da soli a vivere il nostro essere cristiani, ma ci manda come comunità. Allora questa sera vogliamo pregare Gesù Eucaristia l’uno per l’altro, ascoltando la Parola e mettendoci in dialogo con Gesù. Preghiamo l’uno per l’altro per il dono che siamo, per il dono che è la comunità in questo tempo di difficoltà e di pandemia.

Oggi nel Vangelo vediamo Gesù che come sempre sorprende, un Gesù che chiama. Pensiamo a quante volte, leggendo il Vangelo, Gesù ripercorre questa esperienza della chiamata. Pensiamo a Gesù che passa lungo le strade della Galilea oppure lungo il mare e chiama Pietro, Andrea, i discepoli… però Gesù non ha chiamato solo duemila anni fa. Egli chiama anche oggi ciascuno di noi alla Sua sequela. Allora oggi parlare delle vocazioni non è un parlare tanto per parlare o solo un’omelia, ma è una chiamata di Gesù! È Lui che ti chiama adesso e ti dice: “Lascia tutto, vieni e seguimi! Vieni dietro a me: ti farò sperimentare il centuplo!”. Il centuplo nei fratelli, nelle case, nelle comunità, nel rapporto con i tuoi famigliari… il centuplo dell’Amore e della Misericordia! Il centuplo è Cristo stesso!

Ma allora, perché parliamo di vocazione? La vocazione é la chiamata a sperimentare questa bellezza di vita, questa beatitudine. Ecco perché Gesù conclude il vangelo di oggi dicendo: “Non rallegratevi perché i demoni si sottomettono a voi”, cioè “Non rallegratevi per le opere belle che fate”; ma “rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!”. Rallegratevi cioè perché la vostra vita appartiene a un’Altro, appartiene a Dio Padre. Rallegriamoci allora perché non siamo soli nel cammino, ma perché Dio é con noi, e il Cielo che altro è se non un proseguire per l’eternità il rapporto con il Signore? Uno sperimentare la gioia e la beatitudine che Dio da alla nostra vita: ecco allora la vocazione!

E poi il nostro nome, che è scritto nel cielo, è insieme a una moltitudine di altri nomi. Abbiamo celebrato da poco la solennità di Tutti i Santi, che ci ricorda la comunione della nostra vita insieme alla comunione di coloro che ci hanno preceduto e ora vivono nel Regno dei Cieli: la comunione dei Santi! Vedete allora come ritorna questo “Li mandò a due a due”: il Signore ci inserisce nel battesimo dentro un corpo, dentro una Chiesa, dentro una comunità. Quanto siamo importanti gli uni per gli altri!

Perché è importante la comunità? Perché per incontrare Gesù Cristo, per incontrare Dio che si è fatto uomo io ho bisogno della comunità! Dice Gesù: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro!”. L’altro diventa dunque il luogo dove Dio si rivela e si manifesta. Capite allora che quest’ano la CEI ci ha donato un tema che è veramente il cammino della fede! È il cammino dell’uomo che è chiamato a riconoscere la bellezza di sé e la presenza di Dio nella sua vita! Dove? Nel modo in cui Dio si rivela: la comunità!

“Li mandò a due a due”. E li mandò a due a due perché fossero l’uno per l’altro segno di Cristo! Questo è chiaro con i settantadue discepoli: li mandò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. I discepoli anticipano quindi la presenza di Gesù, Lo portano con loro perché Egli vuole farsi presente. Senza la comunità, senza il mio fratello che condivide con me il cammino non posso sperimentare la presenza di Dio, che resterebbe qualcosa “in cielo”, oltre questo mondo. Invece Dio ha deciso di incarnarsi e farsi uomo, di farsi uno di noi. Come dice un canto che si fa nelle parrocchie, “Dio si è fatto come noi per farci come Lui”: tutte le volte che noi assumiamo l’Eucaristia e partecipiamo a questo mistero così grande, Dio entra nella nostra vita, nelle nostra esistenza.

Continuiamo allora a pregare veramente per il dono che siamo gli uni per gli altri, per il dono della Chiesa, per il dono della comunità. Proviamo a pregare per le vocazioni questa sera. Sentiamo infatti parlare della scarsità di sacerdoti, del numero basso dei seminaristi. Ricordo che quando ero in Seminario Regionale eravamo in 91 con mons. Efisio Spettu; oggi, dopo 15 anni, i seminaristi sono 54! C’è quindi un calo, è vero, però c’è anche un calo di natalità! Le vocazioni allora sono un segno di Dio per questi tempi. Davanti a questo “problema” delle vocazioni, il Signore ci chiede di fare una cosa sola: pregare. “Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella Sua messe”: non ci viene chiesto di fare grandi cose, di andare chissà dove, di usare chissà quale espressione… ci dice di pregare!

Ecco perché è importante per noi questo momento che come ufficio di Pastorale Vocazionale vogliamo proporre: un segno per questa città di Cagliari, per la nostra diocesi. E siamo anche grati alle suore che ci ospitano in questa bellissima chiesa di Cristo Re. Questo è un segno per tutti: Cristo è presente! Attraverso il dono della Chiesa, attraverso il dono della comunità.

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