Leggiamo…

Uscì Tobia in cerca di qualcuno pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: “Di dove sei, o giovane?”. Rispose: “Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti, e sono venuto qui a cercare lavoro”. Riprese Tobia: “Conosci la strada per andare nella Media?”. Gli disse: “Certo, parecchie volte sono stato là e conosco bene tutte le strade”. […] Tobia andò ad informare suo padre Tobi dicendogli: “Ecco, ho trovato un uomo tra i nostri fratelli Israeliti”. Gli rispose: “Chiamalo, perché io sappia di che famiglia e di che tribù è e se è persona fidata per venire con te, o figlio”. Tobia uscì a chiamarlo e gli disse: “O giovane, mio padre ti chiama”. Entrò da lui. […]

E Tobi (disse): “Mio figlio Tobia vuole andare nella Media. Non potresti andare con lui e fargli da guida? Io ti pagherò, fratello!”. Rispose: “Sì, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure e i suoi monti e ne conosco tutte le strade […] Farò il viaggio con lui. Non temere: partiremo sani, e sani ritorneremo da te, perché la strada è sicura”. Tobi gli disse: “Sia con te la benedizione, o fratello!”. Si rivolse poi al figlio e gli disse: “Figlio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio, che è nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni e vi conduca a salvezza, o figlio!”.

(Tobia 5, 4-6. 9-10. 16-17)
Wenceslas Hollar, Tobia e l’Angelo

Un po’ di chiarezza…

Il brano appena letto ci introduce in una storia assai particolare e poco conosciuta, tratto dalla Bibbia, e precisamente dal libro di Tobia. Il testo biblico inizia parlandoci del vecchio Tobi, che è uomo giusto: pratica l’elemosina, seppellisce i morti, prega Dio, pur essendo in terra straniera; messo alla prova dal Signore, diviene cieco. Un giorno decide di mandare il figlio Tobia a recuperare una certa somma di denaro da un parente, Gabaèl, nella città di Rage di Media. Il giovane, cercando un compagno di viaggio, incontra l’angelo Raffaele, che si presenta però come l’israelita Azaria: i due partono da Ninive per un viaggio che cambierà la vita di tanti.

Intanto, infatti, la giovane Sara è perseguitata dal demone Asmodèo: questo spirito malvagio è responsabile della morte dei suoi mariti, alla prima notte di nozze. Dopo essersi sposata sette volte, e avendo visto sette volte morire il proprio sposo, inizia a circolare la voce che sia la sposa stessa a togliere la vita ai poveri uomini con cui si è unita. La vedova, stanca di ciò, decide di farla finita, meditando il suicidio. La tiene in vita il pensiero che, dopo la sua morte violenta, ella porterebbe soltanto più dispiacere alla sua famiglia, e perciò prega Dio ti prenderla con sé.

Nel mentre, dopo aver sconfitto nel fiume Tigri un grosso pesce (da cui tengono il fiele, il cuore e il fegato), Tobia e Raffaele giungono nella città di Ecbatana, dove incontrano Raguele ed Edna, che sono… proprio i genitori di Sara! Si decidono allora le nozze (altri tempi…) tra la giovane vedova e Tobia, che finalmente la libera dalla persecuzione di Asmodèo: il giovane infatti, alla prima notte di nozze, brucia il cuore e il fegato del pesce, scacciando il demone che viene poi incatenato da Raffaele nel deserto. Giustamente, ora bisogna festeggiare per le nozze e la liberazione di Sara, per ben quattordici giorni!

E non è finita qui: partiti con Sara alla volta di Rage, e recuperata la somma di denaro, si torna a Ninive. Qui Tobia, arrivato a casa con Raffaele, usa il fiele per guarire suo padre dalla cecità. Anche qui, giustamente, si festeggia per le nozze: altri quattordici giorni! Dopo tutte queste grazie e questi prodigi (e queste feste), finalmente l’angelo svela la sua vera natura:

“Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo. […] Ebbene, quando tu (Tobi) e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova. Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora. Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore. […]

Non temete: la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. Quando voi mi vedevate mangiare, io non mangiavo affatto: ciò che vedevate era solo apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute”

(Tobia 12, 6. 12-15. 17-20)

E si giunge finalmente alla fine del libro: Tobi benedice Dio per le sue meraviglie, e muore a centododici anni (!!). Tobia, Sara e figli tornano a Ecbatana, dove ereditano le fortune dei rispettivi genitori. Infine, anche Tobia muore ad un età ragguardevole: appena centodiciassette anni!

Per questa tradizione biblica, l’arcangelo Raffaele è protettore dei fidanzati e degli sposi, ma anche patrono dei farmacisti, degli oculisti, degli educatori e dei viandanti.

Lia Galdiolo, Icona di Raffaele Arcangelo

Il filo rosso

Per capire ancora meglio come inserire queste figure con il percorso di approfondimento che stiamo vivendo quest’anno, partiamo da questa icona a lato: il particolare più interessante è il filo che unisce Tobia e Sara. Tutto il racconto biblico, infatti, sembra quasi seguire un “filo rosso” che congiunge e guarisce tutte le persone che si incontrano e si completano vicendevolmente: è una storia di comunità che, lontane, fragili e spesso distrutte, vengono unite, abbracciate e perfezionate dalla Provvidenza di Dio.

L’unione

Sara si trova a distaccarsi dalla sua comunità familiare, e non riesce a formare la sua, a causa di Asmodeo: non per niente, as’medi in aramaico significa “colui che distrugge”. Il male odia l’unità delle comunità, perché sono riflesso della Comunità Trinitaria, e tenta perciò di distruggerle in tutti i modi, allontanando i suoi membri nella diffidenza, nel sospetto, nell’egoismo, nella tristezza. Il demonio, che è divisione, prova con le sue maniere a tagliare il filo provvidenziale che unisce nell’Amore tutti i cammini comuni di ognuno di noi.

Invece una famiglia, una parrocchia, una coppia di fidanzati, un gruppo di amici, ovvero una comunità di qualsiasi tipo che è unita in Dio, è anche più luminosa nella testimonianza, più forte davanti al maligno, più gioiosa nel cammino. Questa unione con Dio si rende concreta nella preghiera, ancor più quella comunitaria, che è il filo fondamentale che tiene assieme tutti i fratelli nello spirito: sia per Sara che per Tobi, è nel momento in cui pregano e si rivolgono al Signore che Egli trasforma loro e le rispettive famiglie, iniziando a tessere le trame della storia che li riunirà con le loro comunità e ne creerà una bellissima e più grande, in modi che neanche loro avrebbero mai immaginato.

Il cammino

Se Asmodeo distrugge, è il Signore che risana, attraverso il suo angelo: in questo caso, Rāfāʾēl significa in ebraico antico “Dio guarisce”. L’intervento soprannaturale si concretizza in un’esperienza umana, che è quella del cammino. Tobia e Raffaele che, nel loro viaggio, rendono possibile lo sviluppo del Progetto divino, sono per noi un esempio: le nostre vite, assieme a quelle di chi ci è accanto, sono uno strumento fondamentale affinché possa arrivare a tutti la forza guaritrice di Dio, per curare le nostre ferite dello spirito e condurci vicendevolmente nel “pellegrinaggio terreno” che il Signore ci permette di vivere. Le prove e le difficoltà che i due personaggi biblici devono affrontare non sono fatiche di erculea memoria, senza senso e per un solo fine narrativo: sono invece inserite in un contesto più grande, in un contesto di Amore per cui nulla è distaccato ma in cui tutto concorre al bene e alla salvezza (che è salus, salute) di tutti.

“Raffaele si fa compagno di viaggio di Tobia come di ciascun uomo che si affida alla provvidenza divina”

don Marcello Stanzione

Non è dunque un viaggio in solitaria, il nostro! Anzi, la nostra vita è una vera e propria vocazione al cammino comunitario, affinché tutti insieme possiamo vivere come Chiesa che cammina e porta a compimento il Regno di Dio, ognuno attraverso i propri talenti e la propria missione di Comunità.

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