Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano. Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa.

Romani 16, 3-5

Una coppia al servizio della Chiesa

Agli inizi della comunità cristiana, tra le predicazioni di Paolo e Barnaba (ricordate?), tra i grandi apostoli e le numerose conversioni, si stagliano a volte, negli Atti e nelle lettere paoline, due bellissime figure di Chiesa che, unite dal vincolo del matrimonio, si presentano come sostegno importantissimo per i credenti in Cristo nel primo secolo: parliamo di Aquila e Priscilla (o Prisca). Romani, si trasferiscono a Corinto dopo l’editto di espulsione dei giudei dall’Urbe; qui accolgono san Paolo in casa loro e, essendo entrambi fabbricanti di tende, lo assumono pure nella loro bottega. Successivamente seguono l’Apostolo a Efeso, e lo ospitano ancora per tre anni, istruendo l’alessandrino Apollo. Probabilmente a causa di una sommossa anticristiana, tornano a Roma per alcuni anni, per poi ritornare a Efeso. Da qui poi si perdono le tracce scritturistiche: la tradizione li vede martiri, nuovamente a Roma, per decapitazione.

Aquila e Priscilla, una “Chiesa domestica”

Il Concilio Vaticano II esprime per primo la missione tutta particolare della famiglia all’interno della Comunità cristiana: “La famiglia […] si potrebbe chiamare Chiesa domestica” (Lumen Gentium, n. 11). Le origini di questa “teologia familiare” la potremmo trovare in prima espressione proprio nell’esperienza di Aquila e Priscilla; infatti notiamo dalle Scritture come, in tutte le loro svariate residenze, i due coniugi mettano sempre a disposizione la loro casa come luogo in cui celebrare l’Eucaristia, riunendo la comunione dei credenti, ospitando i fratelli e Cristo stesso nella loro dimora.

Più volte Paolo nel salutare i suoi due collaboratori ricorda anche “la Chiesa che si riunisce a casa loro”. L’ospitalità di Aquila e Priscilla inaugura in qualche modo l’usanza delle domus ecclesiae, ossia delle abitazioni private adibite al culto cristiano. Qui i cristiani si radunavano per pregare e celebrare insieme l’Eucaristia prima dell’editto di Costantino del 313, che avrebbe poi concesso loro libertà di culto.

Aquila e Priscilla sono dunque una coppia di sposi che ha dato tutto al Signore: la missione principale per loro non poteva che essere la diffusione del Vangelo, anche in un periodo complicato e difficile come quello dei primi secoli di vita della Chiesa, che in casa loro poteva trovare un rifugio sicuro. D’altronde il loro esempio e la loro tenacia, segni della grazia divina, riuscirono a fondare tre comunità cristiane tra le più grandi dell’epoca: Corinto, Efeso e Roma (dove sulla loro domus ecclesiae sorge oggi la basilica diSanta Prisca; ecco allora che ancora oggi i cristiani si recano a pregare “a casa di Aquila e Priscilla”!). Pur mantenendo il loro lavoro di commercianti, hanno aperto la loro casa a tutte le persone desiderose di conoscere il Signore Gesù.

Le nostre chiese domestiche

I santi sposi Aquila e Priscilla sono la prova evidente che la Parola di Gesù trasforma l’esistenza e dà la vera felicità: la loro vita dopo l’incontro con Paolo cambia totalmente, proiettandosi unicamente verso la diffusione del messaggio di Cristo. Non è la scelta di uno solo, è una scelta fatta da entrambi: condividendo nel vincolo coniugale la gioia del Risorto, ne fanno ragione di vita e “collante” non solo nel loro matrimonio, ma anche tra le comunità cristiane! Il Signore ci conceda di essere come loro segni di unione nella missione evangelizzatrice che ancora oggi la Chiesa porta avanti, per rendere anche le nostre case delle piccole, grandi chiese domestiche.

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