“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi” (Matteo 5, 1-12)

Una missione unica

Le sante “a due a due” di oggi vengono dalla nostra terra sarda, più precisamente dal paese di Uta, nella Città Metropolitana di Cagliari. Sono due giovani donne di nome Flaviana ed Emerenziana, nate in questo paese intorno al 290. Nell’epoca in cui le due giovani sono nate (l’epoca della dominazione romana) il paese si chiamava Udus, dal latino “umido”, a evidenziare che il centro abitato si trovava (e si trova tutt’ora) in una zona semi-palustre e soggetta alle inondazioni.

Panoramica della città di Uta

Flaviana ed Emerenziana, due amiche la cui fede in Gesù Cristo era forte e salda, compivano una missione estremamente coraggiosa: si recavano nelle carceri di Carales (l’odierna Cagliari) per dare sollievo e ristoro ai prigionieri cristiani, perseguitati ingiustamente. Si misero dunque spesso in cammino, superando la regione paludosa e attraversando le campagne di Decimomannu, Assemini ed Elmas fino ad arrivare a Cagliari, dove praticavano la misericordia nel visitare i carcerati per poi tornare a casa.

Un giorno vennero scoperte mentre si recavano alle carceri. Vennero portate immediatamente dal giudice Barbaro, che, dopo averle torturate, le fece uccidere nel 304. Le loro reliquie si trovano oggi nella Cripta dei Martiri della Cattedrale di Cagliari e nella parrocchiale di Uta, dove ogni anno, nella terza domenica di settembre, si svolge una grande festa in loro onore.

Una fede sempre in cammino

E’ impossibile non restare stupiti di fronte al grande coraggio che hanno avuto Flaviana ed Emerenziana nel portare avanti la loro missione: sicuramente per loro era una grande sfida recarsi a Cagliari da Uta attraversando le campagne di ben tre paesi fino a Cagliari, e poi tornare indietro nelle proprie case. Il tutto con i rischi e i pericoli che comportavano le persecuzioni contro i cristiani! Facendo un calcolo veloce, scopriamo che il percorso che intraprendevano le due giovani era lungo ben 18 chilometri (quanto una “breve” tappa del cammino di Santiago!), la cui durata di percorrenza a piedi era di circa quattro ore! Senza contare il ritorno, ovviamente.

Questa missione comportava fatica, sacrificio e decisione: bisogna essere davvero motivati per fare propria una chiamata del genere! Eppure Flaviana ed Emerenziana non si sono tirate indietro: chissà quante volte hanno compiuto questo cammino per donare conforto ai cristiani, finché il Signore non le ha chiamate a una donazione più grande attraverso il martirio.

L’esempio di Flaviana ed Emerenziana allora ci mette profondamente in crisi: quanto può essere grande l’Amore, che va oltre ogni fatica e logica umana e spinge a fare azioni fuori dal comune per il bene dell’altro e per la maggior gloria di Dio! Queste due giovani di Uta ci interrogano profondamente: cosa spinge i miei piedi a mettermi in cammino verso l’altro? Un tornaconto personale? Una sterile voglia di non rimanere da solo? Oppure un desiderio impellente di incontrare l’altro e di fare addirittura chilometri pur di amarlo?

Quando qualcuno intraprende un pellegrinaggio, alla fine del cammino i suoi pensieri vanno istintivamente alla motivazione per cui si è voluti arrivare in quel posto, che viene proiettata sulla meta raggiunta; è bello immaginare dunque Flaviana ed Emerenziana come le vergini sagge del vangelo di Matteo (cfr. Mt 25, 1-13). “Ecco lo Sposo, andategli incontro!”: la gioia e la voglia di raggiungerLo sono proprie di una lunga attesa che finalmente viene compiuta! Una volta incontrato lo Sposo tra i cristiani prigionieri di Cagliari, le due giovani non possono che correre verso di Lui con le lampade accese per accoglierlo e prendere parte alla Sua gioia.

Da queste due testimoni della fede impariamo allora a non stare mai “fermi”, a metterci continuamente in cammino con la lampada della nostra fede sempre accesa; la direzione non può essere che Cristo presente nel fratello sofferente e bisognoso di aiuto, quell’aiuto che Flaviana ed Emerenziana non hanno mai disdegnato di donare a chi aveva più bisogno ed era abbandonato da tutti.

“Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai”

(Isaia 49, 15)

Share This