Accadde, per opera tua, io credo, secondo i tuoi misteriosi ordinamenti, che ci trovassimo lei [Monica] ed io [Agostino] soli, appoggiati a una finestra prospiciente il giardino della casa che ci ospitava, là, presso Ostia Tiberina, lontani dai rumori della folla, intenti a ristorarci dalla fatica di un lungo viaggio in vista della traversata del mare. Conversavamo, dunque, soli con grande dolcezza. Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi, cercavamo fra noi alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore d’uomo.

Mia madre disse: “Figlio mio, […] le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui.”

Confessioni IX, 23.26

Una madre coraggiosa

Monica nasce nel 331 a Tagaste, da una famiglia cristiana benestante; è una ragazza colta e di profonda spiritualità, tanto da leggere e meditare la Sacra Scrittura (cosa rara ai tempi!). Venne fatta sposare con Patrizio, non ancora cristiano, dal quale avrà tre figli. Il primogenito si chiama Agostino: probabilmente tutti lo abbiamo sentito nominare, senza conoscerne la vita. La sua fu una delle avventure più significative di tutta la storia della cristianità, destinata a lasciare un solco profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità intera. Un’avventura, come vedremo, intimamente incrociata a quella della madre.

Da piccolo Agostino vive quindi in una famiglia in cui la madre è cristiana e il padre è pagano: conosce quindi due diversi punti di vista sul mondo, che segneranno la sua futura ricerca di senso. A partire dai sedici anni, a seguito di una profonda crisi morale, vive in preda alle passioni senza riuscire a contenersi, provando una grande attrazione per il male. Lui stesso, riflettendo sulla sua vita nell’autobiografia “Le confessioni”, ci racconta di un episodio ormai celebre: il furto delle pere.

«Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello se eri un furto; anzi, sei “qualcosa” per cui possa rivolgerti la parola? Belli erano i frutti che rubammo… ma non quelli bramò la mia anima miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Eppure colsi proprio quelli al solo scopo di commettere un furto.»
(Confessioni, II, 6, 12)

A partire da questo periodo, Monica cercherà in tutti i modi di tenere testa al figlio, che in tante occasioni la deluderà e la ignorerà. Lei però non smetterà mai di pregare per lui, perché comprenda le sue cattive azioni e si converta al cristianesimo.

Verso la fine del 370, quando aveva diciassette anni, Agostino venne mandato dal padre a studiare a Cartagine. Qui, influenzato dal cattivo esempio dei suoi amici e dalla leziosità degli altri studenti, maturò l’ebbrezza del successo letterario e uno smisurato desiderio di primeggiare, anche nel peccato. La madre Monica, rimasta a Tagaste, soffriva per i disastri del figlio, e in modo particolare quando venne a sapere da lui stesso che per quindici anni aveva vissuto con una concubina con la quale si era poi lasciato, e dalla quale ebbe addirittura un figlio che chiamò Adeodato. Monica pregava continuamente per lui e per la salvezza della sua anima, desiderando che diventasse cristiano.

Tagaste (Souk Ahras): l’Olivo sotto il quale spesso Agostino andava a meditare

Una ricerca audace

A partire dal 373 Agostino è ossessionato da una domanda di senso, che lo accompagnerà per buona parte della sua vita: la ricerca della verità. Questa domanda lo porterà ad abbracciare l’eresia manichea, attratto dalla promessa di una filosofia libera dai vincoli della fede e dalla lotta tra bene e male. La madre Monica non si diede pace e intensificò le sue preghiere per la conversione del figlio. Arrivò addirittura ad adottare misure estreme: per un periodo di tempo, a causa della sua scelta eretica, non volle riceverlo in casa o farlo sedere alla sua tavola! Cambiò idea solo dopo aver parlato con un vescovo che le disse che “il figlio di così tante lacrime e preghiere non poteva perire”.

Agostino nel frattempo cominciò ad abbandonare l’eresia manichea, nella quale non trovò la conoscenza alla quale anelava. Una volta scoperta la volgare retorica dei manichei, cominciò lentamente ad abbandonare gli eretici. La ricerca per la verità si fece a questo punto sempre più potente in lui, al punto da spingerlo a imbarcarsi per l’Italia, che da sempre desiderò visitare; anche la madre Monica voleva venire con lui, ma egli riuscì, imbarcandosi nella notte, a sfuggirle. Monica, come narra lo stesso Agostino (cfr. Confessioni V, 8, 15), fu molto rattristata da questo fatto, e passò quella notte a piangere e pregare per il figlio sulla tomba di San Cipriano.

Ecco la verità!

Arrivato a Roma, vi rimase per qualche tempo, fino a giungere a Milano. Qui incontrò il vescovo Ambrogio, la cui predicazione lo folgorò e lo portò a riconsiderare tutta la sua vita: ecco la verità che tanto cercava! Non era una verità da possedere, come aveva sempre visto fare, ma una verità da cui farsi possedere: la verità del Vangelo e degli insegnamenti di Cristo.

Fu raggiunto a Milano dalla madre Monica, che trovò il figlio completamente cambiato: con lui intrattenne numerosi dialoghi sulle realtà del cielo e sull’aspirare continuamente all’Altissimo. Agostino ricevette il battesimo dallo stesso Sant’Ambrogio, e intrattenne volentieri sempre nuovi dialoghi con sua madre. Lui stesso affermerà di essersi convertito solo e unicamente grazie alle preghiere continue di lei, che aveva sperato a lungo di vederlo cristiano. Monica lo seguì e lo sostenne ovunque andò, finché non raggiunsero Ostia. Qui la madre contrasse una terribile malattia (probabilmente la malaria), che la portò alla morte in soli nove giorni. Agostino tornerà poi in Africa, dove diventerà vescovo di Ippona.

Il battesimo di Agostino

Legami di sangue e di cuore

Come nelle famiglie ordinarie, il rapporto di questi due santi è strettamente connesso, e le vite di madre e figlio si intrecciano e si compensano vicendevolmente percorrendo il cammino cristiano della vita. Monica e Agostino si scontrano, si riconciliano, si spronano e si migliorano consapevoli che il legame di sangue non può essere diviso dal legame spirituale, e anzi lo rafforza: la preghiera della madre e l’azione del figlio si uniscono donando forza e sostegno a entrambi.

Pensiamo alle nostre famiglie, al rapporto di fede che abbiamo con i nostri genitori: nella vita terrena, ci donano quel seme spirituale che loro stessi inizialmente coltivano, ma che poi spetta a noi far crescere e fruttare; nella vita eterna, non smettono di custodirci e di accompagnarci nel sentiero aspro che ci conduce a Dio. Quanto ci impegniamo a vivere la Chiesa, la preghiera, la meditazione nella nostra realtà familiare? L’esempio di Agostino e Monica ci sproni, che siamo genitori o figli, ad accompagnarci assieme e a migliorarci continuamente.

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