Avete chiesto dunque un maestro: vi abbiamo inviato il beato filosofo Costantino [Cirillo] insieme a suo fratello […] Metodio, uomo di vera fede e molto sapiente, che ho personalmente consacrato.

Lettera di papa Adriano II ai principi slavi

I santi “a due a due” di oggi son due fratelli che hanno accolto l’invito di Gesù di andare a predicare. Lo straordinario merito di Cirillo e Metodio fu infatti di portare il messaggio cristiano, nel modo più profondo, dentro la vita delle genti alle quali predicavano il vangelo.

Due fratelli molto diversi

I due fratelli hanno due anni di differenza. Il maggiore, Metodio (che in realtà si chiamava Michele), nasce nell’825 a Tessalonica mentre Cirillo (battezzato come Costantino) viene alla luce nell’827. La storia li vede inizialmente divisi. Il primo si distingue presto come un abile amministratore guadagnando la carica di arconte di una provincia dell’Impero bizantino. Il secondo riceve un’istruzione raffinata a Costantinopoli: studia grammatica, retorica, astronomia e musica.

Veduta di Tessalonica, l’odierna Salonicco; qui nacquero Cirillo e Metodio

I due santi fratelli avevano anche caratteri abbastanza diversi, come capita in quasi tutte le famiglie. Metodio aveva preso dal padre e aveva volontà tenace: «E inutile che vi ostiniate con me — disse un giorno ai suoi oppositori —, cozzerete contro il ferro». Per questa sua capacità e la bravura come amministratore gli venne assegnato il governo di una colonia slava in Macedonia. 
Cirillo invece, alla tormentata vita politica preferiva la quiete dello studio e le tranquille giornate alla corte di Costantinopoli. Ultimati gli studi intraprese la carriera di insegnante. 

Nonostante le diverse esperienze di vita i due si ritrovarono uniti nella fede e si accorsero che i loro diversi caratteri si incontravano nel comune desiderio di dedicarsi alla vita religiosa. Decisero allora di realizzare il loro desiderio diventando sacerdoti e offrendo la loro disponibilità all’attività missionaria.

Una missione complessa

La prima grande missione a cui furono chiamati insieme arrivò alla fine dell’862. Su richiesta del principe di Moravia, l’imperatore di Costantinopoli invitò i due fratelli a recarsi tra i kazari. Lo scopo della missione era quello di contrastare l’influenza germanica con due missionari che sapessero lo slavo. Ma Cirillo e Metodio non si fermarono a ciò. Analizzarono i motivi per cui altri missionari avevano fallito e osservarono che la difficoltà stava nel comunicare le Scritture nelle lingue ufficiali, il latino e il greco. Capirono l’importanza, anzi l’insostituibilità, di uno strumento linguistico con il quale trascrivere il messaggio cristiano e decisero allora di realizzare loro stessi un alfabeto per la lingua slava che ne era sprovvista.

Antica Bibbia in alfabeto cirillico

Quando si presentarono al popolo della Grande Moldavia con l’inatteso regalo, trovarono le porte spalancate e molto entusiasmo. Essi sono stati animati dalla passione di far conoscere le scritture e l’amore di Cristo e sull’onda di questa passione e questo entusiasmo si prodigarono per tradurre la Bibbia, il messale e il rituale liturgico. I popoli slavi, grazie a loro, poterono leggere, scrivere, pregare e offrire il sacrificio eucaristico nella loro lingua. 

L’udienza papale

La novità, inaudita nella chiesa cattolica, procurò loro qualche guaio e qualche inimicizia. Vennero chiamati a Roma per rendere conto del loro operato. La loro opera però era talmente straordinaria che il Papa Adriano II ricevette Cirillo e Metodio andando loro incontro in processione. Non solo approvò e lodò il loro sforzo, ma chiese di celebrare in sua presenza i santi misteri in lingua slava. 

Purtroppo a Roma, Cirillo, spossato dalla fatica missionaria, morì: era il 14 febbraio dell’869. Metodio invece fu ordinato vescovo da Adriano II e ritornò fra gli slavi per continuare la sua opera come evangelizzatore e organizzatore della chiesa, superando molte ostilità e incomprensioni. Metodio raggiunse il fratello in cielo nell’885 e venne sepolto nella cattedrale di Velehrad. Alla sua morte ebbe il più bel riconoscimento della sua attività: i molti vescovi accorsi a rendere omaggio alle sue spoglie officiarono il rito funebre in latino, in greco e in slavo.

Il 31 dicembre del 1980 con la pubblicazione della Lettera Apostolica Egregiae Virtutis, San Giovanni Paolo II ha proclamato i Santi Cirillo e Metodio compatroni d’Europa. Infatti essi, attraverso il loro lavoro svolto, riuscirono ad aprire un varco tra la Chiesa Occidentale e quella Orientale!

Tradurre la nostra realtà

Cirillo e Metodio ci insegnano che il messaggio del Vangelo deve essere calato nella cultura e nella vita delle persone! Per fare ciò è necessario un impegnativo lavoro di “traduzione” che deve essere sempre messo in relazione con la realtà. Ma cosi come non si sono arresi i due fratelli, se abbiamo questa scintilla nel cuore, non ci sono difficoltà che possono fermare il nostro desiderio di annunciare il Vangelo a tutte le persone che incontriamo! 

Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell’unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l’unità visibile nella comunione perfetta e totale. 

San Giovanni Paolo II, Slavorum Apostoli
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