Ed io, Chiara, sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di San Damiano e pianticella del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra altissima professione e la volontà di un tale padre” (Testamento di Santa Chiara 37: FF 2838).

“Ripara la mia casa!”

Francesco nacque ad Assisi tra il 1181 e il 1182, da Pietro Bernardone, ricco commerciante di stoffe e spezie, e da Donna Pica, proveniente dalla nobiltà. Sin dalla sua adolescenza lavorò nella bottega del padre, ma dovette interrompere perché fu chiamato alla guerra del 1201, che vide scontrarsi Assisi e Perugia; Assisi fu sconfitta e Francesco venne fatto prigioniero per un anno. Egli fu poi chiamato a combattere al seguito dei Guelfi di Brienne, al servizio del Papa, ma in quest’occasione udì la voce del Signore che gli diceva: “«Chi può meglio trattarti: il Signore o il servo?». Rispose: «Il Signore». Replicò la voce: «E allora perché abbandoni il Signore per il servo?»” (FF 1492).

Chiesa di Santa Maria sopra Minerva ad Assisi; dall’alto di questo campanile San Francesco gettò le sue vesti rinunciando alla ricchezza.

Fu così che iniziò per Francesco un lungo cammino di conversione: depose le armi, tornò ad Assisi e abbandonò tutto ciò che possedeva, tutti i suoi averi; smise di frequentare il suo gruppo di amici, con cui condivideva la “bella vita”, compiendo gesti molto significativi: si spogliò dei suoi abiti eleganti cambiandoli con quelli di un mendicante, iniziò a vivere di elemosina e cercò, come poteva, di curare malati e lebbrosi.

Staccatosi dalla famiglia e rinunciando all’eredità paterna, si allontanò dalla città per compiere un cammino di preghiera e contemplazione, vivendo da eremita; egli amava ritirarsi a pregare nella chiesetta di San Damiano, di fronte al Crocifisso, che un giorno si animò e parlò a Francesco: “«Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina»” (FF 593). Egli dunque non si perse d’animo, ma rispondendo con prontezza e con gioia a questa chiamata, riparò le chiese di San Damiano, San Pietro e Santa Maria della Porziuncola, ad Assisi. Nel frattempo, si erano avvicinati a lui diversi compagni attirati dal suo modo di vivere il Vangelo, e lo seguirono, arrivando insieme fino a Roma, dove, nel 1209 papa Innocenzo III approvò a voce la Regola “secondo la forma del Santo Vangelo”, che fu poi messa per iscritto nel 1210.

“Ho fatto il mio dovere…”

Il 1212 fu un anno importante per Francesco, che accolse Chiara alla vita penitente e quindi all’obbedienza; la “fraternità” crebbe. Inoltre, egli compì numerosi viaggi, cercando di evangelizzare anche quei paesi non cristiani: ci riuscì in Egitto, dove grazie al sultano Malek-el-Kamel, fu autorizzato a predicare, dando vita alle grandi missioni cattoliche. Rientrato ad Assisi a causa della sua sofferenza fisica e avendo saputo degli scontri tra i frati della comunità, nel 1220 Francesco lasciò l’incarico di ministro generale al suo fedele compagno Pietro Cattani.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli, dentro la quale è custodita la Porziuncola

Il 23 novembre 1223 il papa Onorio III approvò, con la bolla “Solet annuere”, la Regola francescana, definendo così la nascita dell’Ordine dei Frati Minori. Ma nel frattempo, le condizioni di salute di Francesco erano peggiorate: egli era diventato quasi cieco. Nel 1224 si ritirò all’eremo della Verna, in Toscana, con i compagni Angelo, Leone e Rufino, dove ricevette le stimmate.

Nella celletta della Porziuncola in mezzo alla natura, Francesco, “sfinito da quella malattia così grave, che mise termine ad ogni sua sofferenza, si fece deporre nudo sulla terra nuda, per essere preparato in quell’ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira, a lottare nudo con un avversario nudo. In realtà aspettava intrepido il trionfo e con le mani unite stringeva la corona di giustizia. Posto così in terra, e spogliato della veste di sacco, alzò, come sempre il volto al cielo e, tutto fisso con lo sguardo a quella gloria, coprì con la mano sinistra la ferita del lato destro, perché non si vedesse. Poi disse ai frati: «Io ho fatto il mio dovere; quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo!».” (FF 804). Qui morì la sera del 3 ottobre 1226.

Il 16 luglio del 1228 Francesco fu canonizzato da papa Gregorio IX.

Chiara, sulle orme di Francesco

Chiara nacque ad Assisi nel 1193 da una famiglia appartenente alla classe nobiliare. Sin da piccola fu educata dalla madre Ortolana Fiumi a un amore verso Dio e verso il prossimo, che ebbe modo di maturare nel corso della sua vita. Ma la sua infanzia fu spezzata dalla guerra civile che scoppiò nella città, tanto che, insieme alla famiglia, fu costretta a rifugiarsi a Perugia, tornando ad Assisi solo al termine della guerra.

Il ritorno ad Assisi fu per la ragazza, ormai diciottenne, un nuovo inizio: lei infatti desiderava ardentemente appartenere a Cristo ed era attratta dallo stile di vita di Francesco. Fu così che la Domenica delle Palme del 1212 Chiara abbandonò la casa paterna, con tanti sacrifici, e abbracciò con gioia la Forma di vita evangelica, in comunione con Cristo e la Santissima Madre, sulle orme del “poverello di Assisi”.

In seguito, Chiara si trasferì nel piccolo chiostro del monastero di San Damiano, insieme alla sorella Agnese e ad altre compagne che l’avevano raggiunta: vi trascorse 42 anni, sino alla sua morte. La sua vita fu caratterizzata dalla semplicità, dal lavoro umile e dalla povertà, dalla sequela del Vangelo e di Cristo povero e crocifisso.

La preghiera, che scandiva le ore della giornata, fu per lei e le compagne un rendimento di grazie a Dio. Chiara inoltre manifestò, attraverso la sua vita, la profonda relazione che aveva con Dio: era innamorata di Dio. Scriveva infatti: “Rendo grazie all’autore della grazia, dal quale, come crediamo, scaturisce ogni bene sommo e ogni dono perfetto” (Scritti di Santa Chiara – Lettere).

La chiesa di Santa Chiara ad Assisi; dentro la chiesa è custodito l’originale crocifisso di San Damiano

Chiara e l’Eucaristia

Dopo la morte di Francesco, Chiara dovette affrontare numerosi problemi legati all’organizzazione del suo ordine: infatti, quando Ugolino divenne papa, con il nome di Gregorio IX, tra loro ci furono diversi scontri. Nel 1247, il nuovo papa Innocenzo IV redasse una Regola, le cui Costituzioni non si basavano sulla Regola di San Benedetto, bensì su quella di Francesco. Tuttavia, Chiara si mise a scrivere una regola interamente sua, poiché le Costituzioni della regola francescana prescrivevano la necessità di disporre di beni in comune, per tenere in vita le comunità; lei voleva attuare in tutto e per tutto una vita incentrata sulla povertà.

Nel 1253 si aggravarono le sue condizioni di salute. Ma Chiara, nonostante la malattia, rimase ferma nella sua preghiera davanti all’Eucarestia. Prima della sua morte, accaddero due episodi di guerra. Nel primo episodio, vi fu l’incursione di milizie saracene, al seguito dell’esercito imperiale, che assalirono il monastero di San Damiano; nel secondo, la città di Assisi fu assediata da Vitale d’Aversa, comandante dell’esercito di Federico II. In entrambi gli avvenimenti, la preghiera di Chiara davanti al Santissimo Sacramento fu prodigiosa, tanto che il monastero e la città furono liberati.

Il 9 agosto del 1253, la Regola, o meglio la Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere di San Damiano, ebbe l’approvazione dalla Sede Apostolica. Chiara morì l’11 agosto dello stesso anno. Con la bolla “Clara claris praeclara meritis” fu canonizzata da papa Innocenzo IV nell’autunno del 1255.

L’incontro che cambiò la vita

Il 1212 è un anno significativo per la vita di Chiara e Francesco: la ragazza si recò alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi compagni frati che le fecero indossare un saio da penitente, le tagliarono i capelli e la condussero in due monasteri benedettini, prima a Bastia e poi a Sant’Angelo.

Infine, Chiara dimorò nel monastero di San Damiano, che era stato ristrutturato da Francesco. Qui la ragazza iniziò una vita nuova, bella, piena. Non scappò dalla casa paterna per rifugiarsi in un convento di future monache, ma lo fece perché era innamorata di Cristo e perché era spinta dalla vita di Francesco. È proprio da Francesco che Chiara ottenne una Regola fondata sulla povertà.

Francesco, che fu presente, rimase, consigliò, fu la guida di Chiara fino alla morte, nel 1226.

Riprendere in mano la propria chiamata

Chiara si definiva “pianticella” di Francesco, che in quanto pianta ha bisogno del continuo nutrimento dell’humus del terreno e attraverso la linfa che alimenta tutte le parti della pianta, così anche Chiara si alimentava del Santo Vangelo, l’humus, e attraverso Francesco, la linfa, che raggiungeva lei e le sue sorelle.

Francesco fu per Chiara una guida, una luce. In fin dei conti, anche Chiara fu luce per Francesco. I due furono luce l’uno per l’altra, attraverso un cammino insieme.

Un cammino sicuramente difficile, a causa delle guerre civili, magari anche a causa della distanza, perché i due non riuscivano a incontrarsi spesso. Un cammino che, nonostante tutto, fu gioioso. Un cammino di unità e di preghiera vicendevole, fatto di un profondo legame d’amicizia che li univa. Il loro fu un cammino di reciprocità, con la propria vita al servizio dell’altro.

Francesco e Chiara ci insegnano che nella vita non si cammina da soli, ma con una persona che è presente, che diventa come una lampada, che in qualche modo riesce a rischiarare le tenebre del nostro cuore. Una persona che abbraccia le nostre sofferenze, che se ne fa carico, fino all’estremo, assistendoci nell’ora dell’agonia, fino alla morte; Chiara infatti era presente durante gli ultimi istanti di vita di Francesco.

Eppure, questo cammino di affetto reciproco, di stima, non si regge da solo: ha bisogno di un continuo nutrimento, che nel caso di Francesco e Chiara aveva delle basi solidissime: la sequela del Santo Vangelo. Con questi incredibili esempi di santità, sarà allora più bello riprendere in mano la vita, costruendo relazioni vere, autentiche, in Cristo, per diventare così dono gli uni per gli altri, come lampade che risplendono per gli altri.

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