E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. (Matteo 6, 16-21)

Catechesi di mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari

Mi si chiede una catechesi breve, e spero che tale sarà, anche se è difficile parlare brevemente di questo Vangelo e della perfetta letizia di San Francesco e Santa Chiara. Lascerò allora alcune brevi note, lasciando poi lo sviluppo della melodia a ciascuno di voi.

Il brano del Vangelo ci esorta a non assumere atteggiamenti “malinconici”. Ma allora bisogna essere… folkloristici? Pirotecnici? No, non si tratta di assumere delle figure che magari non corrispondono alla nostra personalità. Il problema che pone Gesù è il problema della ragione di fondo con cui facciamo le cose, del “perché” e del ”per chi”. E, per favore, non pensiamo che siano scontate queste domande, perché a volte ci facciamo delle domande in modo retorico, pensando che non ci riguardino, che riguardino altri.

Il punto è che noi facciamo in buona misura tante cose per consuetudine, il che non è negativo, perchè diventa virtù solo l’abitudine del bene. Quindi c’è una consuetudine buona che dobbiamo coltivare. Ma perchè diventi virtù, la consuetudine deve radicarsi su un significato ripetuto: dobbiamo essere coscienti di ciò che facciamo, e renderci ragione di ciò che facciamo. Perchè siamo qui? Cos’è la Quaresima? Perchè abbiamo iniziato la Quaresima? Chi può dire di aver compreso fino in fondo la preghiera, il digiuno e la carità?

La domanda di Gesù allora non è davvero scontata, perchè dialettizza con le persone che gli stanno accanto facendo vedere che ci sono degli atteggiamenti al di là addirittura della consapevolezza, che vengono assunti in ricerca del consenso degli altri. Facciamo delle cose per cercare, suggerire, estirpare il consenso. E anche questa è una dinamica che non possiamo considerare banale: l’incertezza radicale che a volte ci caratterizza cerca inevitabilmente il consenso degli altri e quindi si assumono delle posizioni tali da suscitare il consenso. Nascono così i “gruppetti”, nascono così tanti problemi: è una forma di incertezza!

In fondo cerchiamo la letizia, o una realizzazione di noi, o una certezza non nelle ragioni profonde del nostro fare, ma nel consenso di qualcun’altro. ”Per questo, quando digiunate, non diventate malinconici con un’aria disfatta, per far vedere agli altri che digiunate”: ma questo far vedere agli altri potremmo moltiplicarlo per dieci, per cento, per mille! Quante cose facciamo per far vedere agli altri? Gesù allora offre un’alternativa impressionante che si fonda su due punti.

Il primo è che il fare ha la sua forza non nel consenso che ottengo dagli altri, ma nella sua radice. Noi siamo forti quando il fare è radicato su qualcosa di saldo. Immagino ad esempio che quando nasce un figlio, il giorno dopo il papà va ad andare a lavorare, ma ha una ragione in più per lavorare, ed è quella “creaturina”; e quando il bambino sta male, il padre va a lavorare in forza di quella creatura a cui deve comprare i medicinali. C’è una ragione, che è una presenza, di cui deve ricordarsi nel lavoro: si chiama memoria. “Ecco, profumati la testa, lavati il volto, perchè la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo che vede nel segreto”: tutta la forza del nostro agire, digiunare, operare, faticare, è la memoria del Padre. Come la forza del lavoratore, è la memoria di quel figlio che ha bisogno del suo stipendio. Capite?

Per questo è tutto molto concreto, molto “vocazionale”: c’è qualcuno per cui facciamo tutto quello che facciamo, qualcuno che diventa la memoria permanente di ciò che facciamo? San Benedetto addirittura nel settimo capitolo [della Regola, ndr] dice che “il primo grado dell’umiltà è il ricordarsi di Dio che ti vede”. Addirittura immagina questi angeli che quasi “fanno la spia”, ti vedono e vanno a riferire al Padre ciò che tu fai. Possiamo ridere ma fino a un certo punto, perchè il Padre vede ciò ch gli altri non vedono! Ecco per esempio l’importanza della preghiera: farci guardare dal Padre, metterci (come diceva Santa Chiara) di fronte allo sguardo di Cristo, che è come uno specchio che riflette il nostro vero volto. Guadare il Padre e il suo Figlio nel segreto significa guardare il nostro vero volto. Lasciamo perdere gli altri: nel segreto non possiamo mentire. Perchè viviamo? Finché questo perchè non diventa un qualcuno, saremo sempre incerti, dal passo stentato.

La seconda osservazione impressionante riguarda questo passo: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”. Le scelte si fanno in relazione al destino, perché le scelte buone, quelle che danno senso alla vita, devono essere fatte per ragioni che restano per sempre. E cosa resta per sempre?

Ecco perché Gesù per misericordia ci dice: “Non vivete per un consenso che può venir meno; non vivete per ciò che può essere consumato o corrotto! Vivete per ciò che dura per sempre, per ciò che non può essere aggredito nè dal tempo, nè dalla cattiveria degli uomini, nè dalla morte!”. Noi siamo ciò per cui viviamo, ed è solo l’amore che resta per sempre, in fondo: questo amore che inizia come incontro, che diventa memoria e senso della vita, e poi certezza del futuro e del destino eterno. La memoria di Cristo è ciò che può dare perfetta letizia.

Questo vale per ogni vocazione! Ricordate quella polemica che Gesù ha soprattutto con i sadducei riguardo a quella donna che ha avuto tanti mariti? Gli dicono: “Di chi sarà nell’altro mondo?” Gesù risponde: “Non sarà di nessuno, perchè nell’altro mondo vedremo Dio faccia a faccia, e non avremo nè moglie nè mariti, perchè vedremo Dio faccia a faccia”, mentre in questo mondo vediamo Dio attraverso gli occhi dell’altro. Sono le due vocazioni: vedere l’Eterno nel volto dell’amato o dell’amata, o vedere Dio faccia a faccia per ricordare a tutti che questo è il nostro destino.

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