“Poco tempo dopo capitò in città un giovane padre, ancora studente a Salamanca; venne come compagno di un altro, il quale mi raccontò cose mirabili del suo genere di vita. Si chiama fra Giovanni della Croce. Io resi lode di ciò a nostro Signore e, dopo avergli parlato, ne rimasi soddisfattissima. Seppi da lui stesso che anch’egli voleva entrare tra i Certosini. Allora gli parlai
del mio progetto e lo pregai vivamente di aspettare fino a quando il Signore ci desse un convento. Gli feci osservare quanto meglio sarebbe stato, se voleva condurre una vita più perfetta, che lo facesse nel suo stesso Ordine e quanto avrebbe servito di più il Signore. Egli s’impegnò ad aderire alla mia richiesta, purché non si dovesse tardare troppo”

(Teresa d’Avila, Libro delle Fondazioni, Capitolo 3, 17)

Teresa e Giovanni, due santi carismatici

Maria Teresa nacque il 28 marzo 1515 ad Avila. A ventun anni decise di abbracciare gli ordini religiosi fuggendo dalla casa paterna e diventando suora carmelitana. La sua vita monacale fu incentrata sulla contemplazione attraverso una pratica di preghiera, distacco e penitenza. «Cominciò dunque il Signore a favorirmi di molte grazie sino ad elevarmi all’orazione di quiete e qualche volta a quella di unione».

A quarant’anni, in completa unione con Dio, venne chiamata a risollevare il clima spirituale e l’osservanza del suo ordine; così diede inizio alla riforma del Carmelo affidandosi totalmente al Signore. Le difficoltà non mancarono; tra salute e incomprensioni però riuscì sempre a rimanere ancorata a Dio e a superare i momenti più avversi. Durante la sua vita fondò conventi delle carmelitane scalze in tutta la Spagna. Nonostante la sua spiritualità contemplativa, mantenne sempre una personalità pienamente umana e sensibile alle piccole cose del mondo, mostrando come un’approfondita vita spirituale si sposi alla perfezione con quella materiale.

Anche Giovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Alvarez, entrò nell’ordine dei fratelli carmelitani calzi all’età di ventun anni ma nacque il 24 giugno 1542. Fin da giovane manifestò una propensione per la carità e ancor di più per la preghiera contemplativa. Fu un grande teologo erudito, studiò alle università di Alcalà e Salamanca, e questa sua inclinazione agli studi gli fece consolidare nella conoscenza una fede radicata nell’esperienza di vita con Cristo.

L’incontro

A ventisei anni conobbe Teresa che già aveva cinquantatré anni, e anziché seguire il desiderio di passare all’ordine certosino per vivere una vita di penitenza più austera e di contemplazione come aveva in mente, si unì alla monaca con l’obiettivo di rifomare il Carmelo fra gli uomini, come lei già ebbe iniziato a fare fra le donne. Questo però gli causò numerose problematiche, tra cui calunnie e persecuzioni, fino al “carcere” nel convento dei Carmelitani calzati di Toledo. Tutto ciò non gli impedì di trovare l’ispirazione per comporre alcuni dei suoi poemi mistici più noti.

La sua dottrina mistica è famosissima ed è utile a capire la sua spiritualità così intensa e intellettualmente fruttuosa; chiaramente le esperienze mistiche sono impossibili da raccontare, poiché vanno vissute, ma sono gli insegnamenti, che scaturiscono da esse, il vero frutto che possiamo cogliere noi oggi.

Per giungere a ciò che non sai,

devi passare per dove non sai.

Per giungere al possesso di ciò che non hai,

devi passare per dove ora niente hai.

Per giungere a ciò che non sei,

devi passare per dove ora non sei.

Due esperienze incrociate

Il rapporto di questi due amici e fratelli in Cristo non ci è noto nei minimi dettagli. Entrambi si ritrovarono in un secolo movimentato e in piena turbolenza religiosa, nel quale seppero far di loro stessi degli strumenti di Dio per la sua Chiesa. Riformarono un ordine come quello dei Carmelitani in un momento di piena necessità, soprattutto ideologica e morale. Non si fecero abbattere dalle avversità e dai contrasti che nacquero all’interno della chiesa e del loro ordine stesso.

L’uno con l’altra si fecero forza e riuscirono a portare avanti un cambiamento che diede solidità alla chiesa, ma soprattutto una rinascita morale, intellettuale e spirituale. Le loro opere materiali e scritte furono di grande ispirazione per moltissimi scrittori spirituali successivi e moltissimi santi. La loro reciprocità e il loro legame in Cristo li aiutò in questa impresa, umanamente impossibile, ma che riuscì e divenne una fonte di grazie per i posteri, fino ai gironi nostri, solamente con il sostegno di Dio.

«È tanta l’importanza dell’amore vicendevole che non dovreste mai dimenticarvene.»

S. Teresa d’Avila

Crocifisso disegnato da San Giovanni della Croce
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