Pubblichiamo il testo dell’omelia che mons. Baturi ha condiviso con i ministranti in occasione della Giornata Diocesana Ministranti del 25 Aprile 2022.

Come mai c’è la Madonna di Bonaria, chi lo sa? Perché oggi tutta la Sardegna celebra la Madonna di Bonaria! Chi è mai stato a Bonaria, al santuario di Bonaria? Ecco, lì c’è la statua originaria: si vede questa Madonna che stata trovata in una cassa giunta a riva di fronte al colle di Bonaria durante una tempesta. Hanno trovato e aperto quella cassa e hanno trovato una statua simile a questa. Ecco, proviamo un po’ a leggere questa statua: è la statua della Madonna. Nel braccio sinistro regge Gesù, nel destro una candela accesa: significa che è Gesù la luce del mondo. E dov’è il mondo? Questo bambino, portato da Maria, anzi, presentato e offerto da Maria al mondo, è davvero il significato e il cuore del mondo, è Colui che regge il mondo perché “tutto è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui” (cfr. 1Col 1, 16), anche la nostra vita, come abbiamo sentito nella seconda lettura. E’ Maria che ci offre il Figlio, che è la luce del mondo.

E cosa c’entra quella nave, lì? Come mai? Perché viene dal mare: è una statua che viene dal mare. Tradizionalmente se andate al santuario di Bonaria vedete degli ex-voto, cioè dei quadretti che rappresentano episodi di pericolo, scampati i quali poi i protagonisti hanno portato un dono alla Madonna in segno di gratitudine. Molti di questi ex-voto, derivanti da una promessa, rappresentano episodi di mare. E infatti – non so chi è stato attento – al mare ho fatto riferimento nella prima preghiera. Lì si parlava di tempesta e di porto: proprio degli elementi che ci riportano all’andar per mare. Proviamo allora brevemente a capire cosa vuol dire questo riferimento al mare per noi. Facciamo riferimento a qualche antico insegnamento dei Padri della Chiesa: anzitutto per andare da un’altra parte cosa deve fare la nave? Deve lasciare il porto e andare in mare aperto. Primo problema, parlo ai piccoli e parlo ai grandi: a volte c’è paura, e a volte la paura ci ferma e ci fa stare al sicuro, al porto. Il porto è un luogo sicuro, ma se uno vuole stare sempre nel porto la nave è inutile, e non cambia mai. E non si va mai al di là di ciò che si conosce. Se io sono a Cagliari e voglio andare a Palermo, devo uscire dal porto e devo affrontare il mare. Voi ancora siete nel porto della famiglia, dovete starci, però dobbiamo anche avere la curiosità e sentire la bellezza di buttarci nel mare, per poter conoscere cose nuove, per arrivare in posti sconosciuti, per poter capire che la vita è bella perché è un’avventura! Diceva un grande scrittore: “Capisce che la vita è un’avventura solo l’avventuriero”, cioè solo chi non sta al sicuro, ma va verso qualcosa di bello. Voi eravate a casa, e siete venuti qui; per andare in chiesa bisogna lasciare la casa; se uno a casa ha dei giochi ma “solitari”, e c’è un’attività di oratorio, deve uscire. Per scoprire la bellezza della vita bisogna uscire. Possono esserci delle persone grandi o piccole che invece preferiscono stare al sicuro, tra le cose conosciute: non solo non cambieranno mai, non scopriranno un bel nulla! E un giorno si chiederanno: “Che senso ha avuto la mia vita? Ho conosciuto solo le cose che già sapevo”. Allora, primo insegnamento: per scoprire cose belle bisogna uscire dal porto. Non bisogna avere paura di uscire da casa per andare verso qualcosa di bello che la Chiesa, il sacerdote, il catechista, il “capochierichetto” ti propone. Non bisogna avere paura, bisogna avere curiosità, una parola che molti grandi hanno perduto.

Ma c’è un pericolo, certamente: come fa una barca a camminare? Questa è una barca a vela, una nave come si usava nel 1300, quando è arrivata qui Bonaria. Ma questa barca anticamente rappresentava la Chiesa, la barca di Pietro. Come faccio a fare questo viaggio da Cagliari fino all’Egitto: da solo posso mai farlo? Qual’è il modo più sicuro di arrivare in un porto lontano? Salire su una grande nave, stare con gli altri, non vivere da soli la vita ma salire su. Sempre nella Chiesa questa barca ha rappresentato la grande amicizia della Chiesa nei compagni di viaggio, nei compagni tra i chierichetti, nei compagni di catechismo, di oratorio… Non da soli si cammina, ma insieme ad altri, dentro una barca che è quella di Pietro, perché dentro quella barca – lo sappiamo dal Vangelo – c’era il Signore. Quindi, secondo insegnamento: se voglio andare verso le cose belle devo stare con gli altri. Non da solo: devo uscire e salire sulla barca di Pietro.

Terzo insegnamento, questo veramente deriva dai Padri: in questa barca l’elemento più importante è questo: come si chiama? Il timone! Perchè se io esco dal porto e voglio andare ad Alessandria d’Egitto ma mi trovo in Albania, ho sbagliato qualcosa! Sono pieno di buona volonta, ma il timone era sbagliato. Il timone mi aiuta a capire la giusta direzione. E chi è che fissa la direzione del cammino? Il timoniero, il nocchiere, che anticamente era Gesù. Nella barca della Chiesa chi guida non è neanche il Papa, nè il Vescovo, nè – ce ne dobbiamo fare una ragione – i preti. Chi guida è Gesù, il grande timoniere, perchè Lui sa dove devo andare, Lui sa qual’è il porto più bello che mi aspetta, Lui sa a cosa è destinata la mia vita, per cui stare nella barca è lasciarsi guidare, fidarsi. Altrimenti si viene presi dalla trepidazione, dalla paura, dall’ansia: questo è il problema di tanti adulti, perchè pensano di essere alla guida e viene l’ansia di sbagliare. Relax: chi guida sa dove portarci! A noi serve solo l’umiltà di lasciarci guidare. 

Qualcuno ha parlato di un altro elemento: la vela. Qual’è il compito della vela? Cosa deve fare la vela? Deve essere issata per catturare la forza del vento e trasferire questa forza all’intera barca, che quindi va spedita per il mare. Ci sono tante belle immagini usate dai Padri: questa vela è la nostra, per esempio, capacità di ascoltare il vento dello Spirito e stare dentro la grande forza di Cristo che parla. Noi dobbiamo anche qui stare dentro la barca, ma non siamo noi a remare. Questa era la prima navigazione, si diceva: la seconda navigazione era il lasciare andare la forza del vento. Ma perchè il vento mi faccia camminare io devo alzare la vela. Per esempio, la curiosità di sapere, la capacità di ascoltare l’insegnamento della Chiesa, di Gesù Cristo, della Parola di Dio: è questo ascolto della Parola di Dio che mi fa andare avanti. In quale drezione? Lo decide il timoniere, cioè Gesù Cristo, se io accetto di stare nella barca.

Nel 1300 non c’erano Whatsapp, i cellulari, Navigator, Google Maps: e come si faceva a indovinare la direzione? Si guardava la bussola, ma prima ancora si guardava il cielo, perchè per camminare bene non bisogna guardare il proprio ombelico. C’è gente che vuole camminare guardandosi dentro, va a sbattere! Prima o poi trova una trave o una colonna. Invece gli antichi per camminare alzavano lo sguardo, perchè leggevano nelle stelle qualcosa di eterno – perchè la vita passa, ma non il cielo – e qualcosa capace di indirizzare il cammino, se letto bene. Ma la stella più bella, nella nostra tradizione, è Maria, che nel punto di buio indica una luce importante. E’ una stella che sorge al tramonto, ed è l’ultima ad andare via prima del Sole. Dobbiamo saper guardare nostra Madre, ascoltarla, lasciarci amare da Maria, e allora il nostro cammino andrà.

Un’ultima cosa: c’era un altro astro, importantissimo, che aveva tante fasi: la Luna. Essa illumina la notte degli uomini guardando il Sole. Per questo la Luna era segno della Chiesa, che ha questa funzione: lasciarsi illuminare dal Sole – e il Sole è Cristo – per poter trasmettere agli altri la stessa luce.

Vogliamo camminare, vogliamo diventare grandi, vogliamo conoscere di più la vita e vogliamo essere felici. Abbiamo un modo atraverso cui la vita può diventare davvero avventurosa: salire sulla barca di Pietro, fidarci di Chi ci guida, ascoltare la sua Parola, e guardare, guardare in alto, verso le stelle che ci dicono la direzione, per diventare grandi, per diventare buoni, per diventare veri, per imparare ad amare, ma in questa barca tutti devono lavorare. Sapete che non poteva esistere una persona su una barca che non avesse un compito? Voi siete i ministranti, perchè avete un compito da svolgere: conoscere e servire il Signore nell’Eucaristia. Nella Chiesa c’è anche il servizio verso i più poveri, verso i bambini bisognosi, verso quanti vi guardano: ecco allora la bellezza della vita, desideriamo un porto di felicità e abbiamo una barca su cui salire. Serviamo il Signore in letizia, perchè è bella la Sua presenza, è bella la vita vissuta accanto a lui in questa bellissima barca che è la Chiesa.

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