Il Portico, Anno XII n. 3 – Domenica 18 Gennaio 2015

Don Davide Curreli e Suor Bernadette Dessì, fanno parte dell’equipe dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Vocazionale. Nelle scorse settimane hanno partecipato al convegno nazionale, svoltosi a Roma.

Quali sono stati i temi trattati e le conclusioni? Vocazione e bellezza è stato il tema che ci ha accompagnati in questi giorni. Sin dal discorso introduttivo, Mons. Nico dal Molin ha dato particolare rilievo al connubio bellezza-quotidianità. L’incontro con la bellezza ci sorprende nel nostro vivere feriale e ci stupisce, ci meraviglia, ma per i nostri ritmi troppo veloci e i nostri cuori troppo indaffarati rischiamo di non saper più vivere tali sentimenti. Il tema è stato declinato dalla biblista Rosalba Manes in una lectio divina sul brano della Trasfigurazione, nella quale si metteva in luce l’iniziativa di Dio che incontra l’uomo in un rapporto bello, di amicizia, un incontro che ci trasfigura. L’esperienza dell’incontro è stata poi ripresa da p. Amedeo Cencini, che si è soffermato a considerare in essa il coinvolgimento dei sensi attraverso cui conosciamo la realtà, viviamo la relazione e condividiamo la bellezza. È stato ricordato che un corpo è bello quando è nella forma del dono, perché afferma la verità della vita. E allora, se siamo chiamati al dono e alla condivisione, i sensi hanno bisogno di cura, attenzione, evangelizzazione perché ciò con cui li nutriamo è ciò che li forma e che ci forma. Nella pastorale vocazionale, la bellezza si traduce nel seminare. La diminuzione delle risposte vocazionali ha in sé un problema più importante, quello dell’affievolimento dell’impegno nell’annuncio: la chiamata ad una vita vera, bella, buona come quella proposta da Cristo non può essere presentata parzialmente o con sconti, ma in tutta la sua interezza, come cammino pasquale. Il binomio bellezza–vocazione nella quotidianità è stato ripreso da p. Marko Ivan Rupnik che, nella terza giornata, ha messo in luce l’aspetto della bellezza come unità: essa è la comunione realizzata, il modo di esistere di Dio, l’unione tra il divino e l’umano. A partire dall’Incarnazione, la nostra natura umana assunta dal Signore è ormai teofanica. Non siamo chiamati, quindi, a seguire una bellezza secondo criteri umani, non una forma perfetta, ma la manifestazione del divino, la trasparenza della bellezza del Figlio, si manifesta dentro la fragilità umana da accogliere e amare. L’unità, coinvolge anche il nostro essere Chiesa: ogni cristiano “custodisce” tutto il corpo di Cristo, il mio volto richiama altri volti. La proposta vocazionale nasce da una vita vissuta da figli di Dio: “se c’è la vita, si farà vedere”, affermava P. Rupnik. Non siamo chiamati per mostrare la nostra efficienza e organizzazione ma per manifestare la vita divina, il nostro essere redenti, rigenerati dal Padre e non da noi stessi. Provocatoriamente il Relatore domandava: “se non siamo redenti e salvati, che cosa andiamo a fare nel mondo?” Tale discorso tocca il cuore del nostro essere cristiani per il forte richiamo all’Eucaristia: noi siamo cibo per l’umanità, siamo nel mondo per essere mangiati, invitati a vivere come e con gli altri uomini ma da figli di Dio.

Alla luce di quanto è emerso nel convegno come si orienta il lavoro dei prossimi mesi per l’Ufficio Diocesano? L’orientamento sul quale si fonda la nostra pastorale consiste in un cammino nel quale ogni passo costituisce una possibilità di annuncio vocazionale: l’avanzare come figli di Dio vuole coinvolgere altri giovani alla scoperta di un’Amicizia che guida alle scelte concrete della vita. Incontrando i ragazzi delle parrocchie della nostra diocesi desideriamo comunicare la bellezza del vivere in compagnia del Figlio di Dio che ci insegna ad essere figli di un Padre che sogna per noi la realizzazione di un’esistenza vissuta come dono per gli altri. Per questo motivo il tentativo dell’equipe di Pastorale Vocazionale della diocesi è quello di essere presenza testimoniante capace di contagiare l’entusiasmo di scoprirsi amati e quindi chiamati a fare della propria vita un segno del sogno della luce di Dio che rischiara il buio delle fatiche, delle sofferenze e delle difficoltà del nostro tempo.

In queste settimane è intenso il lavoro del vostro ufficio. Quali risposte al momento ci sono da parte dei ragazzi ai quali vi rivolgete? Il nostro lavoro è indirizzato in particolare ai ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della confermazione ed ai giovani delle scuole superiori. Con il desiderio di intercettare gli interrogativi che costituiscono la rampa di lancio verso le scelte più importanti della vita, siamo chiamati a seminare in loro la Parola del Padre che chiama i suoi figli ad un’alleanza in Cristo sulla quale si fondano poi le scelte particolari di vita. Il nostro interesse non è assolutamente quello di raccogliere. Parafrasando la parabola del seminatore possiamo dire che il nostro lavoro mira semplicemente alla semina; la raccolta spetta al “Padrone della messe”. A questo proposito le parole di p. Amedeo Cencini sono state molto incoraggianti, quando ha espresso con convinzione la visione di una pastorale entusiasta di suscitare la domanda vocazionale senza pretendere o attendere risposte immediate. Facile a dirsi, difficile ad essere accettato. Spesso rischiamo di rimanere paralizzati davanti a quel seme che muore nel terreno, mentre emergono numerosi dubbi che mettono alla prova la passione di un annuncio che risulta essere infruttuoso e inefficace. In questi momenti è necessario il risveglio della propria coscienza davanti ad una realtà avvolta nel mistero, dentro la quale opera sempre e comunque la grazia: non possiamo assumere “la proprietà del terreno”. Le conferenze a noi rivolte nel corso del convegno ci hanno invitato a riscoprire come il seminare non sia meno gratificante del raccogliere. Soltanto nella dinamica del dono si realizza il senso più profondo di una pastorale al servizio delle vocazioni.

Il tema delle vocazioni rischia di essere visto come legato esclusivamente alla consacrazione, ma non è così. Come aiutare i più giovani a trovare la loro strada? La vocazione è la chiamata a vivere profondamente un’alleanza personale con Cristo che ci dona se stesso nel battesimo, immettendoci nella relazione d’amore con il Padre. Vivendo nella consapevolezza d’esser nella chiesa dono per tutti, ci è chiesto di non scegliere ambienti privilegiati, ma d’accostarci come compagni di strada a tutti i giovani, accogliendo le loro provocazioni che celano la ricerca della propria identità e l’urgenza di scoprire il senso della vita. Nella quotidianità scandita da fatiche e da gioie, siamo chiamati attraverso un linguaggio comprensibile alle nuove generazioni, a sostenerle per “intercettare” e poi far emergere in loro la domanda di fondo. La complessità di questo accompagnamento evidenzia come la pastorale per le vocazioni riguarda e coinvolge tutta la Chiesa e non è solo un “affare di preti e suore”. Ogni giovane, infatti, per scoprire e vivere con autenticità l’amicizia con Dio ha necessità di interagire e confrontarsi con uomini e donne che vivono la loro fede in differenti scelte di vita e secondo lo specifico della loro vocazione. I. P.

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