Geremia: per sradicare e piantare

Mediante la scoperta di alcuni profeti dell’Antico Testamento, che sono proprio coloro che annunciano al popolo la felicità, scopriremo in che modo la nostra vocazione ha a che fare con la nostra felicità. Oggi scopriremo come essere testimoni di Cristo nella nostra giovinezza, aiutati dal profeta Geremia e dal Venerabile Carlo Acutis.

4Mi fu rivolta questa parola del Signore: 5«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».
6Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». 7Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò
e dirai tutto quello che io ti ordinerò. 8Non aver paura di fronte a loro,
perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. 9Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca 10Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare». (Geremia 1, 4-10)

Non dire: Sono giovane. […] Non aver paura di fronte a loro,
perché io sono con te per proteggerti»
(Ger 1,7. 8)

Questo brano biblico ci introduce alla scoperta del profeta Geremia, un personaggio davvero affascinante e particolare. Il testo ci parla della sua chiamata, della sua vocazione, avvenuta in giovane età. È Geremia stesso a raccontarci la sua storia vocazionale, e inizia condividendo con noi una meravigliosa realtà, che Dio gli comunica: Egli lo ha conosciuto prima della sua gestazione, santificato prima che nascesse. Dio, insomma, ha amato profondamente Geremia ancor prima della sua esistenza. Questo ci aiuta a scoprire in primo luogo quale grande amore Dio ha per noi, un amore che precede il nostro fin dall’eternità e che ha trovato pieno compimento in Gesù, che ci ha amato così tanto da dare la vita sulla croce per la nostra salvezza. In secondo luogo, dobbiamo per forza interrogarci su quanto stimiamo il valore della vita, la sua immensa e grandiosa bellezza: Dio stesso ha amato profondamente anche me prima della mia esistenza! Ho coscienza di questo? Di conseguenza, ho rispetto della vita, della mia e di quella degli altri?

“Ti ho costituito profeta”: la chiamata di Dio per Geremia è una conseguenza del grande amore di cui abbiamo parlato prima perché ogni vocazione viene da Dio, che ci conosce profondamente e sa cosa è meglio per noi! E la chiamata per Geremia è del tutto speciale: Dio lo vuole profeta per predicare la conversione delle genti. Ma Geremia, stupito e sorpreso, risponde “Ah Signore, ma io sono solo un ragazzo!”. Si considera troppo giovane per intraprendere una vita da profeta, in un’epoca in cui erano gli anziani a essere considerati saggi; pensate che invece Geremia riceve questa chiamata all’età di 33 anni!!! Capita anche a noi di dire di no a Dio, di non fidarci dei suoi progetti per noi?

Il Signore comprende il timore di Geremia e risponde incoraggiandolo. Cerchiamo di scoprire di che incoraggiamento si tratta. “Non dire: sono giovane”: non dare per scontato che giovinezza voglia dire debolezza, inesperienza! Dio vuole che anche tu porti la tua testimonianza al mondo! Con la certezza che Lui non mancherà mai alla sua promessa, anzi, non ti lascia mai solo: ”Non temere di fronte a loro, perché io sono con te per salvarti!”.

Come ulteriore prova della sua presenza costante, Dio stende la mano e tocca la bocca di Geremia, pronunciando parole molto solenni e importanti: è l’invio in missione di Geremia che, oramai incoraggiato dal Signore, non ha più paura di portare la Sua Parola al mondo.

Da personaggio pauroso e timoroso, Geremia diventò profeta controcorrente, che smonta false sicurezze: pronunciò spesso condanne contro l’ipocrisia e la poca fede del suo popolo e per questo subì carcere e insulti, ma non venne mai meno la certezza che Dio era con lui, come gli aveva promesso.

Anche noi oggi siamo chiamati da Dio, come è avvenuto a Geremia. Ci può aiutare la testimonianza di un giovane come noi, Carlo Acutis. Forse un giorno, neppur troppo lontano, avremo un santo, regolarmente canonizzato, come patrono di internet e protettore di tutti i cybernauti: un ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, ma a differenza di tanti di loro, convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”.

“Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie!”

Nasce il 3 maggio 1991 a Londra, dove i suoi genitori si trovano per esigenze di lavoro. Cresce a Milano, e a soli 12 anni partecipa alla messa ed alla comunione quotidiana, oltre che all rosario quotidiano e all’adorazione eucaristica, convinto com’è che quando “ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi”.

Il suo obiettivo è la santità: non è geloso del suo “kit per diventare santi”, che regala generosamente a tutti e che, molto semplicemente, contiene: un desidero grande di santità, Messa, Comunione e Rosario quotidiano, una razione giornaliera di Bibbia, un po’ di adorazione eucaristica, la confessione settimanale, la disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri.

Per lui, è normale cercare amici in cielo; così nel suo sito internet c’è la sezione “scopri quanti amici ho in cielo”, dove compaiono i santi “giovani”, quelli che hanno raggiunto la santità in fretta. Riempie la sua giornata di vorticosa attività: con i ragazzi del catechismo, con i poveri alla mensa Caritas, con i bambini dell’oratorio. Tra un impegno e l’altro trova ancora il tempo per suonare il sassofono, giocare a pallone, progettare programmi al computer, divertirsi con i videogiochi… Oltre a studiare, naturalmente, perché frequenta con profitto il liceo milanese “Leone XIII”.

Dagli amici è amato, per la ventata di allegria che sa portare nella compagnia, anche se lui non cerca lo sballo come gli altri, sempre misurato e padrone dei suoi sentimenti e dei suoi slanci. Così, anche chi lo avversa e lo deride, finisce per subirne il fascino e per lasciarsi attrarre da lui.
Poi, improvvisa come un fulmine a ciel sereno, arriva la leucemia, quella acuta che non lascia scampo, e che lui accoglie con un sorriso, offrendo la sua vita per il Papa e per la Chiesa. Cerca la guarigione perché ama la vita, ma sorride alla morte come all’incontro con l’Amato e perché sa che oltre ad essa non c’è il nulla. Muore il 12 ottobre 2006 e lo seppelliscono nella nuda terra ad Assisi, la città di San Francesco che più di altre ha amato e nella quale tornava così volentieri per ritemprare lo spirito.

Dopo che, il 13 maggio 2013, la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, è stato aperto il processo diocesano. La prima sessione si è svolta il 15 febbraio 2013, l’ultima il 24 novembre 2016. Il 5 luglio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Carlo Venerabile. Intanto, in Italia e all’estero, va sempre più crescendo la fama e la stima per questo ragazzo che ha cercato la santità in modo straordinario, pur nell’ordinarietà della sua vita.

Ecco che allora ascoltare e seguire la chiamata di Dio non è difficile nemmeno per noi oggi! Senza avere paura, Carlo e Geremia hanno testimoniato il Signore nella loro giovinezza con ogni mezzo a loro disposizione, talvolta anche andando contro la massa. E noi? Come possiamo sentire la voce del Signore nelle nostre vite? Come possiamo portarlo ai nostri coetanei?

Catechesi di Antonio Perra, animatore di Pastorale Vocazionale

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