E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28, 18-20)

Catechesi di don Francesco Deffenu

Ci troviamo qui per meditare la Parola di Dio di fronte al Santissimo Sacramento. Ci ritroviamo anche in una settimana davvero particolare, dedicata alla preghiera per l’unità dei cristiani: questo ben si colloca con il nostro tema annuale, intitolato “A due a due”, dove stiamo riflettendo nonostante le difficoltà di questo tempo sulla dimensione comunitaria della vocazione. Ci può essere infatti per noi il rischio grande – la presunzione, quasi! – di poterci salvare da soli, ma abbiamo già visto nel vangelo che è appena stato proclamato che non è a questo che ci chiama il Signore! Non possiamo salvarci da soli, e il Signore non vuole che ci salviamo da soli. Ci ha dato dei compagni di viaggio, con i quali condividere il cammino. E’ molto curioso inoltre che in questo testo il mandato sia al plurale. Il Signore non dice: “Va’ e ammaestra tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!”, ma dice: “Andate!”. Il mandato missionario è per i discepoli, e sono chiamati a realizzarlo insieme.

Anche per noi può esserci il rischio di pensare, quando ci ritroviamo a pregare di fronte al Santissimo Sacramento: “Ma si, in fondo siamo io e Gesù!”. Ovviamente è giusto raccoglierci in noi stessi e coltivare il rapporto con Dio, ma non bisogna mai farlo in maniera intimistica, ricordandoci che siamo inseriti in una dimensione più ampia: siamo inseriti nella Chiesa. Preghiamo dunque gli uni per gli altri, ci nutriamo del Corpo e Sangue di Cristo, meditiamo la Sua Parola per poter annunciare la bellezza di questo incontro agli altri!

Il mandato missionario si fonda su una certezza forte che noi abbiamo e che ci ha rivolto il Signore: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!”. Mi piace molto questo versetto: quando ci troviamo in un momento nel quale ci sentiamo più soli, nel quale non percepiamo in maniera forte la presenza di Dio nella nostra vita, possiamo prendere il vangelo in mano e, quasi con un tono di sfida, andare dal Signore e dirgli: “Ma dove sei finito? Non ti sento, non ti percepisco; sei qui con me ancora?”. Quasi a rinfacciare il Signore, ovviamente in maniera buona: lo sappiamo che il Signore con noi è sempre presente.

Questa è la promessa più bella che ci ha fatto: noi cristiani abbiamo la certezza che il Signore non ci lascerà mai da soli. Ce l’ha promesso ed è scritto qui, non può rimangiarsi la parola data! Anche nel giorno più buio della nostra vita, il Signore ci ripete: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!”. Questo ci può già donare una grande pace interiore: sapere anche che il Signore continua a mantenere fede a questa parola data, proprio nell’Eucaristia. Allora, pregando di fronte all’Eucaristia per le vocazioni della nostra diocesi, ne abbiamo la certezza perchè lo vediamo, il Signore si è reso tangibile. “Ecco, io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!”: il Signore che non ci lascia soli.

Hanno vissuto in maniera forte questa esperienza dell’accompagnamento da parte del Signore i santi Cirillo e Metodio. Durante quest’anno stiamo riflettendo proprio a partire dalle coppie dei santi, e una di queste coppie sono proprio i fratelli Cirillo e Metodio, veri fratelli in Cristo. Hanno origine greca, e anche a loro il Signore dà un mandato speciale: siamo nel IX secolo, quindi diversi anni dopo la proclamazione della buona novella del Vangelo, dopo l’annuncio di questi versetti che abbiamo letto, eppure loro sentono nel cuore questo mandato missionario.E’ stupendo meditare sulla vita di questi due santi proprio nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, perché loro avevano sperimentato talmente tanto l’incontro con il Signore da decidere insieme di predicare il Vangelo ai popoli slavi, andando lontano dalla propria casa. Vi si sono dedicati particolarmente, hanno speso tutta la loro vita nell’annuncio del vangelo agli stranieri, ai popoli che non erano appartenenti al loro, nemmeno come lingua.

Sono eclettici, questi due santi: si dedicavano allo studio di tante arti, dell’astronomia della retorica, della musica… coltivavano tanti interessi perché nel loro cuore si domandavano: “Come posso io annunciare il Vangelo a tutte le persone che incontrerò nella mia vita?” Cercavano sempre vie nuove, e alla fin fine l’hanno trovata: hanno inventato l’alfabeto cirillico, caratteri che probabilmente per maggior parte di noi sono davvero illeggibili. Hanno tradotto – pensate un po’ – tutta la Bibbia per i popoli slavi, permettendo a tantissime persone ancora oggi di poter beneficiare delle Scritture, della Parola di Dio tradotta proprio nella loro lingua. Conoscevano anche altre lingue: l’ebraico, il latino… eppure avevano già compreso così tanti anni fa che per poter pregare bene è necessario anche comprendere ciò che si sta pregando. Tante persone hanno beneficiato, grazie alla loro traduzione, della buona novella, del Vangelo con la V maiuscola che è Cristo stesso. Tante persone hanno incontrato Cristo grazie a questo paziente, minuzioso lavoro di traduzione.

Vedete allora che non ci sono difficoltà che si possono opporre al nostro desiderio (se lo coltiviamo veramente nel nostro cuore) di annunciare il Vangelo a tutte le persone che incontriamo! Non ci sono ostacoli, non ci sono difficoltà: tutto si può superare nella misura in cui davvero abbiamo questa scintilla nel cuore. Lo vogliamo chiedere al Signore, in questo momento di preghiera per le vocazioni: Signore, donami un cuore capace di abbattere ogni ostacolo, ogni difficoltà, pur di annunciare la bellezza del vangelo della vocazione, la bellezza della chiamata che io ho ricevuto ad altre persone, affinché anche gli altri possano beneficiare di questa gioia nel cuore, la gioia di poter incontrare Cristo e avere la certezza che non ci abbandonerà mai più perché l’ha promesso Lui stesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo!”

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