Benedetto era in camera a pregare. Alzando gli occhi al cielo, vide l’anima di sua sorella che, uscita dal corpo, si dirigeva in figura di colomba, verso le misteriose profondità dei cieli. Ripieno di gioia, per averla vista così gloriosa, rese grazie a Dio onnipotente con inni e canti di lode, poi andò a partecipare ai fratelli la sua dipartita. Ne mandò poi subito alcuni, perché trasportassero il suo corpo nel monastero e lo seppellissero nel sepolcro che egli aveva già preparato per sé. Avvenne così che neppure la tomba poté separare quelle due anime, la cui mente era stata un’anima sola in Dio.

Dialoghi di S. Gregorio Magno, Libro II, n. 34

Tra Roma e Subiaco

Benedetto e Scolastica nacquero in una nobile famiglia di Norcia, come ci riferisce San Gregorio Magno nel Secondo Libro de “I Dialoghi”: tale libro costituisce la principale fonte sulla vita dei due Santi, che però è piuttosto avara di riferimenti a Santa Scolastica, che incontreremo solo verso la fine. Di San Benedetto sappiamo che fu inviato a Roma per attendere agli studi letterari, ma la sua permanenza nell’Urbe fu breve: disgustato dai comportamenti e dai vizi dei suoi coetanei, lasciò la città assieme alla sua nutrice e si recò in una località chiamata Enfide, stabilendosi presso la chiesa di San Pietro, dove Benedetto compì il suo primo miracolo.

Dopo poco, abbandonata la nutrice, si diresse verso un luogo solitario e deserto chiamata Subiaco, dove visse per tre anni in una grotta senza che nessuno ne sapesse niente, ad eccezione del monaco Romano che, dopo averlo rivestito dell’abito monastico, si preoccupò di sfamarlo. L’isolamento di Benedetto finì quando fu scoperto da dei pastori che inizialmente lo scambiarono per un animale selvatico, coperto di pelli com’era; finirono però per essere convertiti da lui. Durante la permanenza presso lo Speco fu sottoposto dal demonio ad ogni genere di tentazioni e attacchi, che riuscì a superare grazie alla sua costanza nella preghiera e all’aiuto della Grazia di Dio.

Il Sacro Speco di Benedetto a Subiaco

Vinte le tentazioni, cominciarono ad arrivare a Subiaco i suoi primi discepoli e la sua fama si espanse a tal punto che i monaci di un monastero lì vicino, poiché era morto il superiore, convinsero Benedetto ad assumere la loro guida. I monaci però si pentirono presto d’averlo voluto come superiore, poiché Benedetto era molto esigente nell’osservanza della regola monastica: decisero dunque di eliminarlo avvelenandolo. Quando, durante una cena, gli porsero il recipiente col vino e il veleno, egli lo benedisse e quello andò in frantumi, salvandolo dalla morte. Questo fatto lo portò a decidere di  tornare allo Speco.

Il nubifragio di Scolastica

Successivamente, verso il 529, lascia Subiaco e si trasferisce a Montecassino dove, con l’aiuto dei discepoli che egli accolse come monaci, costruì il celebre monastero. Qui ritroviamo finalmente sua sorella Scolastica – anch’essa monaca – poichè una volta ogni anno, poco fuori dalla porta del monastero ma sempre all’interno del suo territorio, aveva l’abitudine di riceverla e trascorrere tutta la giornata con lei lodando Dio e parlando tra loro di Lui. Un giorno si trattennero a mangiare assieme e, giunta la notte, Benedetto fece per andarsene, ma sua sorella lo implorò di restare fino al mattino scontrandosi con l’opposizione del fratello chenon voleva, per obbedienza alla Regola, pernottare fuori dal monastero, Scolastica, allora, chinò il capo in preghiera finché non scoppiò un violento nubifragio, che rese impossibile a Benedetto il rientro in monastero. Fu costretto a restare con la sorella per tutta la notte, che trascorsero scambiandosi le loro esperienze di vita spirituale e parlando di Dio. Al mattino fecero ritorno ai loro rispettivi monasteri.

Dopo tre giorni, Benedetto ebbe la visione dell’anima della sorella che saliva al Cielo in forma di colomba e, pieno di gioia per averla vista glorificata in quel modo, avvisò i suoi monaci e la fece portare nel monastero, dove fu posta nel sepolcro che aveva già preparato per sé. Benedetto morì successivamente, il 21 marzo 567, dopo aver ricevuto l’Eucarestia. 

Fatti di Benedetto e Scolastica, miniatura di Jean de Stavelot, XV secolo

In comunione di preghiera

Del rapporto tra San Benedetto e Santa Scolastica, come abbiamo visto, non sappiamo molto al di là di questo episodio. Questo anche in linea con quella che è la spiritualità monastica, improntata alla contemplazione, al silenzio e al servizio. Questa spiritualità, se da un lato prevede che l’ospite vada accolto come Cristo stesso, dall’altro prevede l’amore per il silenzio e per i fratelli, la cui mente deve essere sempre orientata a Dio, sia che lavorino in una delle obbedienze del monastero, sia che preghino individualmente o che celebrino la Liturgia delle Ore comunitariamente. Questo costituisce l’asse portante della preghiera monastica, il centro, da cui tutto il resto prende vita, compresa la scansione del tempo nel monastero.

Monastero del Sacro Speco a Subiaco; Petrarca lo definì “la soglia del Paradiso”

I monaci dunque non hanno molto tempo da dedicare ai famigliari, le cui visite vanno quindi limitate per non rompere il clima di preghiera e di silenzio della vita del monaco. Possiamo altresì vedere che questo clima non viene meno nel rapporto tra San Benedetto e Santa Scolastica, un rapporto centrato sull’amore di Dio e per Dio, prima ancora che su quello fraterno. Qui il legame di sangue è unito indissolubilmente al legame spirituale, come emerge dall’episodio della visita di San Benedetto alla sorella, dove lei prega il Signore per poter trattenere con sé il fratello e, ottenuta la Grazia, passa la notte con lui discutendo sulle loro esperienze di vita spirituale. La distanza imposta dalla vocazione monastica nei lunghi periodi di separazione era colmata dalla preghiera, vero “trait d’union” tra le anime dei due fratelli.

Vicini nello Spirito

Il loro esempio può essere estremamente utile per noi, specialmente in questo tempo di pandemia dove la distanza fisica è entrata prepotentemente a far parte delle nostre vite, rendendo l’incontro particolarmente difficile a seconda del colore della zona in cui viviamo. Da questi due Santi impariamo che la distanza fisica può essere resa nulla dalla vicinanza spirituale: un rapporto sincero coltivato nella preghiera e che vede in Cristo il suo culmine e la sua sorgente. Sia esso un rapporto tra fratelli, tra amici o fidanzati, unisce profondamente due anime, a tal punto che esse sono sempre unite in una comunione d’amore che può addirittura diventare riflesso di quella più grande dell’Amore Trinitario.

Abbazia di Montecassino; qui avvenivano i colloqui spirituali annuali tra Benedetto e Scolastica

Ciò diventa fonte di Grazia e di gioia non solo per le persone legate da tale vincolo d’amore, ma anche per quelle persone a loro vicine, che possono trovare in questo una fonte d’ispirazione per cercare a loro volta di instaurare legami veri, perché fondati sulla Verità di Cristo. Come nel caso di San Benedetto e Santa Scolastica, circa il quale San Gregorio Magno scrive: “Neppure la tomba poté separare quelle due anime, la cui mente era stata un’anima sola in Dio”.

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