Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste. (Lc 9, 10-17)

Catechesi di don Riccardo Pinna

“Dategli voi stessi da mangiare”: il Signore Gesù invita i discepoli a vivere nella loro vita la dimensione dell’Eucaristia. Quante eucaristie abbiamo celebrato nella nostra vita? Sarebbe interessante chiederci e rispondere a questa domanda: quante volte abbiamo partecipato alla Santa Messa? Quante volte ci siamo nutriti di Cristo? Quante volte ci siamo convertiti a vivere veramente il dono dell’Eucaristia? “Dategli voi stessi da mangiare”: Gesù fa questo miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci per dire che veramente Lui è presente, è Lui il Pane dell’Eucaristia. Lui è il vero cibo, è lui il Cristo, la presenza di Dio che si fa carne nel mistero del Sacramento.

Solo che questo non basta: occorre che poi noi nella nostra vita, partecipando al mistero dell’Eucaristia, diventiamo noi stessi Eucaristia. Cosa vuol dire Eucaristia? Per il cristiano vuol dire “rendimento di grazie”, avere veramente quella gioia del cuore che ci fa dare la vita ai fratelli così come il Signore Gesù ha fatto.

Ecco allora don Bosco: come testimone della santità e di una vita spesa per l’Eucaristia al servizio del Regno di Dio c’è la figura bellissima di san Giovanni Bosco, santo dei giovani, che ha dato la vita a Cristo attraverso il “sacramento” del fratello più giovane. Don Bosco ha creato a Valdocco una bella casa, dove accoglieva giovani di tutti i tipi che trovava per strada, abbandonati dalle proprie famiglie, e li educava alla fede. Dare la vita per gli altri è una cosa concreta: “date voi stessi da mangiare” vuol dire “prenditi cura del fratello”, dal più piccolo al più grande, di tutti!

Don Bosco è testimone del Vangelo. Chi è il santo? Il santo è una persona che prende sul serio queste parole del Vangelo e le incarna nella sua vita, nella sua esperienza, facendole diventare esperienza possibile per tutti. Addirittura quando le persone più lontane, lasciate alla strada, incontravano don Bosco, venivano accolti da lui con cuore di padre e si sentivano abbracciati, sentivano cioè finalmente la speranza nascere nella loro vita, una ripresa e una novità. Accade così un incontro con qualcuno che ti ama così come sei, che ti vuole bene per quello che sei, ti prende per mano e ti accompagna verso il destino della vita. Questo fanno i santi, e don Bosco ha fatto così con questi giovani.

Si educa alla fede attraverso un processo, un procedimento. Papa Francesco l’ha detto più volte: “Creiamo dei processi di educazione alla fede!”: non degli schemi o dei progetti formativi da seguire meccanicamente, ma aprire a un processo di conversione, cioè metterci in un cammino, metterci “per strada” e verificare continuamente, giorno per giorno, il Vangelo del Signore come possibilità di bellezza per la nostra vita. Don Bosco ha fatto così con il suo metodo preventivo: li tiene con sé come Gesù (“Li chiamò per stare con Lui”, cfr. Mc 3, 14) per poi inviarli. Stare a casa con don Bosco voleva dunque dire vivere “preventivamente” rispetto ai pericoli della società del tempo, vivere insieme a Gesù.

Chiediamo allora, in questa Adorazione Eucaristica, un dono per tutti i giovani della nostra diocesi: che possano sperimentare incontri simili a quello che sperimentò Michele Rua. Egli ha incontrato don Bosco e con lui ha condiviso tutta la sua esistenza. Proprio don Bosco, in modo profetico, gli disse: “Noi due faremo tutto a metà”: è l’esperienza dell’incontro, dell’amicizia vera, della condivisione del destino della vita. Quando noi abbiamo la fortuna di incontrare nel nostro cammino persone che condividono con la nostra esistenza la meta per cui siamo chiamati che è Gesù Cristo, incontriamo veramente un tesoro, il vero tesoro della nostra vita. Come dice la Bibbia: “Chi trova un amico trova un tesoro” (Proverbi 17, 17): don Bosco ha aperto questo tesoro, quella perla preziosa che è Gesù Cristo. Così è stato per Michele Rua, ma lo è stato anche per ciascuno di noi: se siamo qui è perchè abbiamo incontrato qualcuno nel nostro cammino che ci ha educato alla fede così come don Bosco ha fatto.

Siamo qui anche per rendere grazie. Come dicevo all’inizio, Eucaristia vuol dire “rendimento di grazie” a Dio: oggi ringraziamo per quegli incontri santi che il Signore ci ha regalato e ci regalerà, che ci possono condurre a Gesù. Preghiamo per i nostri giovani, perché nella disperazione, nella “non-speranza”, nell’autoreferenzialità che vivono oggi possano incontrare persone così, che portano a Gesù.

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