“Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa”

(Giovanni 20, 1-10)

Catechesi di don Francesco Deffenu

Tutto oggi sembra remare contro: da una parte le restrizioni ormai imminenti, con la zona rossa che si avvicina; dall’altra le difficoltà di ciascuno, che potete bene immaginare! Viene da chiedersi: ma il Signore ha piacere o no a farsi incontrare? Invece mi pare davvero provvidenziale che nonostante il tempo di Pasqua, nel quale noi vorremmo manifestare anche attraverso i gesti esterni la gioia, nel quale vorremmo esplodere di gioia, la Provvidenza ci dia occasione di vivere un’adorazione più semplice. Questo ci aiuterà in qualche modo a tornare all’essenziale: abbiamo Cristo vivo, reale, presente nell’Eucaristia, e davvero, se abbiamo Lui, in realtà non ci serve nient’altro. Tutto il resto ci è utile nella misura in cui ci aiuta ad esplicitare di più questa presenza in mezzo a noi. Oggi il Signore si vuole concedere a noi nella sua essenzialità.

Anche noi vorremmo far parte del brano di cui abbiamo appena sentito la proclamazione, vorremmo correre anche noi verso il sepolcro per andare a vedere con i nostri occhi e a toccare quel lenzuolo messo da parte, vorremmo testimoniare al mondo intero che Cristo è veramente risorto, non per finta! Mi piace davvero questo avverbio: Cristo è VERAMENTE risorto! Non è un inganno.

Nel nostro cammino annuale, che cerca di evidenziare proprio il ruolo della comunità nella vocazione cristiana, tutti in qualche modo facciamo esperienza di comunità: chi vive una vita comunitaria più stretta sa bene che da una parte questa può essere la nostra delizia, e dall’altra può essere anche la nostra croce. Però è anche bello che proprio la comunità sia lo strumento attraverso il quale il Signore quotidianamente sceglie di salvarci e di manifestare davvero la sua presenza in mezzo a noi. È quindi interessante che arrivi al sepolcro prima San Giovanni (che all’interno della comunità è il più giovane, dunque ha una certa intuizione e le energie fisiche per poter rispondere in un certo modo all’incontro con il Signore Risorto), eppure compie un gesto di delicatezza che non è scontato: aspetta. Sarebbe potuto entrare: forse sarebbe stata la cosa più normale, dettata dalla curiosità. E invece non entra, ma aspetta che arrivi anche Pietro: il primo ad entrare in realtà è San Pietro! Questo ci insegna come a volte i giovani possano avere delle intuizioni, ma si è chiamati in una comunità a completarsi a vicenda. Questo è un tratto peculiare della vocazione cristiana: nessuno di noi può avere la presunzione di dire: “Io nella mia vita rappresento tutto Gesù Cristo!”. Ciascuno di noi, vivendo santamente la propria vocazione, evidenzierà un aspetto particolare della vita di Cristo. Allora il “Christus totus”, tutto il Cristo, si manifesterà solamente all’interno della comunità, quando i carismi di ciascuno vengono espicitati.

Vogliamo allora avere anche noi questi stessi sentimenti, vivere oggi un incontro con il Cristo Vivente! Anche noi ci siamo nutriti oggi certamente del Suo Corpo e del Suo Sangue, e in questo momento lo adoriamo realmente presente; anche noi vogliamo fare esperienza dell’incontro con il Cristo Risorto; anche noi vogliamo avere la stessa energia di San Giovanni nell’annunciare correndo a ogni fratello e sorella che incontreremo fuori da questa chiesa questo incontro. Un incontro così bello non ce la facciamo a tenerlo per noi stessi, ma desideriamo che ciascuno possa davvero trarne beneficio. Allo stesso modo però non lo vogliamo fare in maniera quasi incosciente o sprovveduta: lì ci lasceremo guidare dalla sapienza di San Pietro. Ci serviranno dunque entrambe le caratteristiche, l’entusiasmo di San Giovanni e l’esperienza di san Pietro, per annunciare a ogni uomo e ogni donna che Cristo è veramente risorto, che noi lo abbiamo incontrato nella nostra vita, e che questo incontro davvero non ci ha lasciati indifferenti.

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