[Louis] mi comprendeva e mi consolava del suo meglio […]; i nostri sentimenti sono stati sempre all’unisono ed egli è stato sempre per me un consolatore e un sostegno. Quando abbiamo avuto i nostri figlioli […], questa era la nostra felicità, e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. […] Per me era il grande compenso, perciò desideravo averne molti, per allevarli per il Cielo.

Lettera di Zélie Guerin alla figlia Pauline, 4 marzo 1877

Due vite parallele

Louis-Joseph-Aloys-Stanislas Martin nasce a Bordeaux, in Francia, nel 1823, terzo di cinque figli. Nella sua giovinezza associa una vita riflessiva, idealista e contemplativa a un lato avventuroso e romantico, e a ventidue anni, dopo aver sviluppato il desiderio di consacrarsi a Dio in modo particolare ed esclusivo, chiede di entrare nel monastero situato sul Gran San Bernardo, nelle Alpi svizzere; pur carico di tanta volontà e buone intenzioni, il giovane Louis viene rifiutato, a causa della sua scarsa conoscenza del latino. Decide allora di rimanere “nel mondo” e dedicarsi alla professione di orologiaio e orefice, stabilendosi ad Alençon, in una bottega sul fiume Sarthe. Louis ha trentacinque anni quando sperimenta quell’incontro che gli cambierà la vita.

Marie-Azélie Guérin nasce a Saint-Denis-sur-Sarthon, sempre in Francia, nel 1831, seconda di tre figli. Zélie è una ragazza energica e impulsiva, dedita al lavoro e anch’essa desiderosa di consacrarsi a Dio con l’offerta della sua vita. Ha dodici anni quando con la famiglia si trasferisce ad Alençon, e ne ha diciannove quando chiede di entrare all’Hotel-Dieu, un convento-ospedale retto dalle Figlie della Carità di San Vincenzo: viene rifiutata a causa delle sue fragili condizioni di salute. Decide così di ripiegare sul mondo del ricamo, e diventa una provetta artigiana del famoso “Merletto di Alençon”, allora molto ricercato. Zélie ha ventisette anni quando finalmente incontra l’uomo che “era stato preparato per lei”.

La famiglia Martin-Guérin

Louis, Zélie e le loro cinque figlie

Louis e Zélie si incontrano la prima volta sul ponte Saint-Leonard, e subito sentono intimamente di essere destinati l’uno all’altra. Vivono solamente tre mesi di fidanzamento, e il 12 luglio 1858, dopo il matrimonio civile, uniscono per sempre le loro vite davanti a Dio e alla Chiesa con il rito religioso. I primi tempi sono sicuramente particolari e a noi, lettori moderni, potrebbero anche far sorridere: nella Francia del XIX secolo non era raro che i giovani sposi si trovassero assolutamente impreparati davanti alla generazione della prole; così succede anche a Zélie, che vive un forte turbamento e un richiamo alla vita virginale e religiosa. Louis si dimostra attento a queste difficoltà e i due decidono di comune accordo di vivere come fratello e sorella.

Dopo alcuni mesi, l’intervento del padre spirituale spinge Zélie a comprendere l’importanza del matrimonio vissuto anche nella santificazione della sessualità e dell’incontro intimo dei coniugi. Questa verginità d’animo si unisce così perfettamente all’unione matrimoniale, e possiamo ben capire come questo sia stato accolto dai due, che nella loro vita sponsale diedero infine alla luce ben nove figli! Purtroppo, come accadeva spesso in quei tempi, tre figli muoiono entro il primo anno di vita, e una figlia a soli cinque anni: già inizia a delinearsi quella famiglia “celeste” che andrà a conformarsi sempre più nel tempo.

La famiglia è dunque composta da Louis, dedito all’amministrazione dell’attività della moglie, da Zélie, che continua a produrre il famoso pizzo, e dalle cinque figlie: Marie, Pauline, Léonie, Céline, e Therese. La casa Martin è un luogo di gioia e preghiera, le piccole crescono nella conoscenza di Dio e della fede. Ma è anche una casa attraversata dal dolore, pur vissuto nella fiducia alla Provvidenza e alla Vergine Maria: Zélie ha passato i quarant’anni quando, dopo la nascita di Therese, inizia ad accusare i primi sintomi del tumore al seno. Muore il 28 agosto del 1877, a quarantasei anni; tra i suoi ultimi scritti troviamo queste parole:

“Se la Santa Vergine non mi guarisce è perché il mio tempo è finito e il buon Dio vuole che mi riposi altrove sulla terra”

Lettera del 16 agosto 1877

Santità genera santità

La famiglia Martin a Lisieux, dopo la morte di Zélie

Alla morte di Zélie Louis ha cinquantaquattro anni, e le figliolette vanno dai diciassette ai quattro anni. La decisione è di lasciare Alençon per trasferirsi a Lisieux, dai parenti Guérin. La gente lesoviana accoglie subito questa famiglia “atipica”, che è vista nell’andare di buon mattino, ogni giorno, alla Messa delle sei o delle sette, o nelle lunghe passeggiate per le vie e le chiese della cittadina, o nella cura del giardino di famiglia. Continua la preghiera quotidiana, e le sorelle ormai si aiutano e si spronano a vicenda nella meditazione; l’insegnamento scolastico a quei tempi avveniva in casa, e la famiglia dunque cresce anche nello studio.

L’esempio della profonda vita spirituale che Louis dà alle figlie è il segno della particolare santità della famiglia Martin. Egli si dimostra davvero come padre, immagine del Padre celeste, e questo aiuta molto nel cammino di fede le cinque giovani: infatti, una dopo l’altra, si consacrano a Dio, e quattro di esse entrano nel Carmelo della stessa Lisieux. La prima è Pauline, la secondogenita, seguita quattro anni più tardi dalla primogenita Marie. La terza figlia a divenire carmelitana è Therese, pur dopo tante difficoltà superate grazie all’affidamento a Dio, ma anche grazie alla tenace preghiera e al sacrificio di Louis; ella prenderà il nome di suor Teresa del Bambin Gesù e del Santo Volto: è colei che oggi conosciamo come santa Teresina di Lisieux.

La malattia si affaccia ora anche nella vita del gentile padre Louis, la sofferenza invade le sue giornate, e viene infine ricoverato all’ospedale Bon-Sauveur di Caen, dove rimane per tre anni. Dopo essere stato portato al Carmelo di Lisieux per incontrare per l’ultima volta le figlie, è chiamato alla beatitudine eterna il 29 luglio 1894, a settantun anni, e si ricongiunge finalmente all’amata moglie.

Le cause di beatificazione di Louis e Zélie sono state portate avanti separatamente, e separatamente sono stati dichiarati Servi di Dio. Per volere di San Paolo VI, le due cause sono state unificate e assieme sono stati dunque beatificati (nel 2008, dal card. Saraiva Martins) e canonizzati (nel 2015, da papa Francesco). Le loro memorie liturgiche sono rispettivamente il 29 luglio (Louis) e il 28 agosto (Zélie), ma la famiglia carmelitana li ricorda insieme il 12 luglio.

Una famiglia “celeste”

Pur nella particolarità delle loro storie, Louis e Zélie sono un esempio importante e purtroppo troppo spesso dimenticato di come le famiglie cristiane, nella loro vocazione all’amore e al dono, possano essere a pieno titolo luoghi di incontro col Signore e di coltura della santità in tutti gli aspetti della vita. I coniugi Martin non abbandonano la loro iniziale tensione alla contemplazione e alla consacrazione, anzi si può ben dire che nel vincolo sponsale essi hanno portato pienamente a frutto quella loro idea “individuale” di verginità per il Regno e darne concreta realizzazione nella donazione della loro vita per i loro figli.

Quell’iniziale “verginità del cuore”, di cui parlavamo anche prima, è elemento essenziale per capire a pieno la storia di questi due santi. Senza la consapevolezza che la loro vita dovesse essere donata a Dio in modo disinteressato, non si sarebbe mai potuta compiere poi in loro quella incredibile fioritura di santità che ha invaso col suo profumo le loro figlie e tutte le persone che incontravano. Davvero possiamo vedere nel “Monastero-famiglia” dei Martin un dolce invito a comprendere la realtà del matrimonio, della famiglia e della comunità come occasione dataci da Dio per santificarci e offrirci nella quotidianità.

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