Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

(Marco 10, 13-16)

Il tema di tutto l’anno nell’animazione della Pastorale Vocazionale è stato proprio quello della vocazione. “L’originalità della vocazione cristiana è far coincidere il compimento della persona con la realizzazione della comunità”. Una delle parole che sempre mi ha colpito nella mia esperienza cristiana è la parola “vocazione”, perchè implica due realtà, due dinamiche: una Persona che parla, che propone qualcosa alla mia vita, e il mio cuore che risponde. Ecco, l’incontro e la relazione con Dio ci interpella e ci mette in discussione, mettendo in movimento tutte le dinamiche del cuore, le più profonde, che abitano la nostra vita cristiana, la relazione con Dio.

La vocazione non è allora la semplice domanda: “Che cosa farò da grande? Divento sacerdote, religioso o religiosa, oppure mi sposo?”. Implica qualcosa di più profondo, implica la relazione. Quest’anno, nelle adorazioni vocazionali, abbiamo parlato proprio di cosa vuol dire vivere la vocazione: rispondere ed essere fedeli alla chiamata di Dio alla santità. Come portare a compimento quest’opera che il Signore ha iniziato in noi? Ecco, in questa frase proposta dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della CEI c’è tutta la sintesi di questo percorso: “l’originalità della vocazione cristiana è far coincidere il compimento della persona con la realizzazione della comunità”. In questo consiste la risposta alla chiamata: il nostro cuore è stato creato da Dio a somiglianza e immagine sua. Lo sappiamo bene, nella Genesi ci rivela questa verità più profonda del nostro cuore. E sappiamo bene anche che nella Bibbia quando si parla di cuore non si tratta solo dell’organo pulsante o della vita dell’uomo, ma anche e soprattutto della sede della coscienza, dei desideri più profondi di felicità, umanità, bellezza, amore, compimento. Il cuore dell’uomo è stato creato da Dio per questa dinamica ed esigenza profonda: desidera realizzare sè stesso. Come realizzare quindi il nostro cuore, la nostra vocazione? Il compimento accade proprio nella realizzazione della comunità: quanto più io mi inserisco nella comunità e nelle sue dinamiche, riconoscendo il Signore in essa, tanto più il mio Cuore trova questo compimento, perchè trova il Signore vivo e presente “dove due o tre sono riuniti nel Suo nome”.

Ed ecco allora il tema di quest’anno: “A due a due”: il Signore li manda a due a due perchè siano l’uno per l’altro segno di Cristo, della presenza del Risorto. Senza l’altro, senza la comunità, senza il dono che siamo l’uno per l’altro, verrebbe meno questo riconoscimento originale della nostra fede: non sarebbe possibile riconoscere il Signore vivo e risorto. Il tema dell’altro… Dio è altro da noi! Dobbiamo guardare all’Altro con la A maiuscola attraverso l’altro con la a minuscola, il fratello che con noi compie questo cammino.

E allora guardiamo al cuore: che cosa cerca il nostro cuore? Siamo chiamati a vivere qualcosa che accade in noi, nel nostro cuore; come dice sant’Agostino, è in te la Verità, dentro il tuo cuore. Allora conosci te stesso, perchè in te si rivela questo riconoscimento di Dio. Non fuori da te, ma in te: il cuore è capax Dei, capace di riconoscere Dio nella propria vita.

E’ molto bello rivedere in questo contesto le figure dei tre pastorelli di Fatima, Lucia, Francesco e Giacinta, proposti stasera come spunto di meditazione: il cuore di questi pastorelli è un cuore semplice! Potremmo chiederci: “Ma perchè la Madonna è apparsa proprio a questi tre?”. Forse perchè ha guardato nel loro cuore, vedendo delle persone umili e semplici, che volevano cercare Dio nella loro vita attraverso l’altro. Chiediamo al Signore che anche il nostro cuore sia umile e semplice come quello dei tre pastorelli, che cercano Maria e Gesù. Chiediamo al Signore che possa veramente benedire il nostro cammino di fede, la nostra diocesi, i nostri intenti e le nostre iniziative, perchè lo Spirito Santo trasformi il nostro cuore di pietra in un cuore di carne, un cuore capace di amare il Signore nella comunità, nel dono che siamo l’uno per l’altro.

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