Domenica 20 Febbraio 2022 si è svolto un nuovo appuntamento dell’Adorazione Vocazionale nella parrocchia di Santa Barbara a Sinnai.

La riflessione dell’Adorazione Vocazionale si è basata sul brano di 1Re 19, 4-21, nel quale il Signore si manifesta al profeta Elia sul monte Oreb: il profeta, grazie al dialogo con il Signore, passa da una situazione di difficoltà a un nuovo slancio nella fede.

Nella preghiera la PV ha voluto ricordare, insieme alla comunità, anche don Alberto Pistolesi, parroco di questa comunità che certamente ci ha acompagnati dal Cielo. Un grande ringraziamento va agli animatori dell’Oratorio di Santa Vittoria che hanno animato questo appuntamento col canto.

Qui sotto potrete trovare le meditazioni proposte dall’èquipe PV durante l’Adorazione Vocazionale a Sinnai.

Primo Momento

Dal primo libro dei Re (1Re 19, 4-8)
[In quel tempo, Elia] 4s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

È notte piena nel cuore di Elia, mentre il sole picchia nel deserto, tanto da desiderare la fine e prendersela pure con Dio: “ora basta, Signore! Prendi la mia vita…”. Elia reagisce scappando, pieno di paura, è preoccupato di salvarsi dal nemico, si sente solo e braccato. Il profeta è ardente di zelo per il Signore, ma non riesce a leggere la realtà con occhi credenti; e capita anche a noi, quando non riusciamo a cogliere nei nostri insuccessi una grazia di purificazione, quando non siamo liberi di vivere la prova come l’ora di Dio. Ma come e dove recuperare la presenza di Dio e del suo Regno attorno a noi in questi tempi così difficili? Mettendosi in cammino, seguendo l’invito del Signore, e attraversare il deserto certi di essere sostenuti da un cibo spirituale che trasforma la fuga in ricerca. (adatt. da A. Cencini)

Sono sicuro di essere così libero e certo delle mie convinzioni? A che punto mi sento del cammino?

Secondo Momento

(1Re 19, 9-14)
[Giunto sull’Oreb, Elia] 9entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”.

A Elia sconfortato il Signore risponde rivelandosi sul monte. E come, precisamente? Non nei sensazionali fenomeni atmosferici: fuoco, vento, terremoto, diluvio… che la cultura dell’epoca associava al divino, ma in una cosa così piccola e insignificante come “il sussurro di brezza leggera”, un sussurro di silenzio, o voce che si può udire solo nel cuore, voce di chi parla senza voce. Dio non s’impone, ma si propone lui stesso in vesti dimesse e nell’umiltà del segno debole. Il Signore si lascia trovare da chi lo cerca con cuore sincero, nei luoghi ordinari della vita, attratto dal suo silenzio e disarmato dalla sua umiltà, o dove l’uomo mai avrebbe pensato di poterlo trovare, nascosto nella fragilità o nell’ insuccesso umano, o dove l’uomo sembra addirittura negarlo o allontanarsi da lui. Chi lo cerca cosi e in questi luoghi l’ha già trovato e lo annuncia. (adatt. da A. Cencini)

Signore, dove ti sto cercando? Sei una delle tante esperienze tra le altre? Senza vergogna, entro nella “caverna” di me stesso e ti aspetto: Dio, parlami!

Terzo Momento

(1Re 19, 15-21)
15Il Signore disse [a Elia]: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l’hanno baciato”. 19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

Così come sull’Oreb è Dio a passare vicino a Elia, è ora Elia stesso che «passa verso Eliseo» riproponendo la stessa azione di Dio. Il profeta diviene testimone di un’esperienza ricevuta in virtù della quale ora può anch’egli rifare il gesto e riproporne l’efficacia. Elia non produce discorsi persuasivi per una sequela profetica, è sufficiente, come abbiamo visto, gettare il mantello su Eliseo, è sufficiente avvolgerlo dell’esperienza fatta di fronte a Dio di cui il mantello è simbolo e testimone: questa diviene l’azione dell’unzione nello Spirito, di investitura profetica. L’efficacia del «mantello» va oltre le parole, ancora una volta raggiunge il cuore, tocca il luogo più decisivo per le scelte definitive… ed Eliseo entra al servizio di Elia. Così l’esperienza di vita fatta da Elia nel simbolo del mantello coinvolge totalmente Eliseo. Per quel mantello Eliseo vede Elia e vede Dio, ascolta la Parola e il Silenzio, percepisce il mistero di una «voce di silenzio triturante» da parte di Dio. Questo è ciò che determina la svolta nella vita di Eliseo: come il mantello per Elia aveva mediato l’incontro faccia a faccia con Dio cosi fu per Eliseo. È lo Spirito del Signore che è Spirito di profezia. (adatt. da S. Barbaglia)

Qualcuno ha gettato sulle mie spalle il suo “mantello”? Mi ha condiviso e consegnato la fede o una grande passione per qualcosa di bello e di alto?

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